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Dataroom, il blogger Fabio De Bunker con le farmacie: da Gabanelli dati parziali

10 Giugno 2026

Nuovo capitolo nel confronto sulla remunerazione delle farmacie dopo il servizio di Dataroom firmato da Milena Gabanelli e Simona Ravizza. A intervenire è stato il divulgatore scientifico e blogger Fabio De Bunker, che in un lungo post pubblicato su Facebook l’8 giugno contesta alcune delle conclusioni del servizio dedicato ai costi della riforma introdotta dalla legge di Bilancio 2024. Nel suo intervento il blogger richiama anche un editoriale pubblicato da FPress il 3 giugno scorso, che proponeva una lettura diversa dei dati utilizzati da Dataroom.

L’argomento da cui prende avvio la riflessione è il caso dell’atorvastatina, il farmaco contro il colesterolo utilizzato come esempio nel servizio di Gabanelli. Come ricorda De Bunker, con il nuovo sistema di remunerazione una confezione dal prezzo al pubblico di 4,35 euro genera un rimborso complessivo alla farmacia di 5,24 euro. «Il numero è reale, tutto vero» scrive il divulgatore. «Il problema è che la conclusione è parziale».

Secondo De Bunker, il servizio si concentra infatti soltanto sugli effetti della riforma sui farmaci a basso costo, trascurando quelli di segno opposto che riguardano i medicinali più costosi. La nuova remunerazione, osserva, ha sostituito il precedente margine percentuale del 30,35% con un sistema misto composto da una quota proporzionale del 6% e da quote fisse per confezione. Un meccanismo che, per sua natura, aumenta il compenso riconosciuto sulle confezioni a prezzo ridotto ma lo diminuisce su quelle di valore più elevato.

«L’effetto di questo schema è asimmetrico per costruzione» scrive il blogger. «Aumenta i margini sui farmaci a basso costo, li riduce su quelli ad alto costo». Per questo motivo, aggiunge, «selezionare il caso dell’atorvastatina e presentarlo come rappresentativo del sistema equivale a osservare un fenomeno complesso attraverso un singolo punto della distribuzione».

Una seconda obiezione riguarda il rapporto tra remunerazione delle farmacie e andamento della spesa pubblica. De Bunker osserva che la tesi secondo cui la riforma starebbe aggravando i conti del Servizio sanitario nazionale non è accompagnata da dati aggregati sulla spesa convenzionata. Richiamando i dati dei primi nove mesi del 2025, il divulgatore ricorda che il principale sforamento riguarda la spesa per acquisti diretti di ospedali e aziende sanitarie, mentre la convenzionata si mantiene al di sotto del proprio tetto programmato.

«Il problema della sostenibilità farmaceutica del Ssn è reale» scrive, «ma risiede nella spesa ospedaliera per acquisti diretti, non nelle farmacie territoriali». Da qui la critica alla cornice narrativa del servizio, che a suo giudizio suggerirebbe un nesso tra nuova remunerazione e difficoltà finanziarie del sistema senza fornire elementi quantitativi sufficienti a sostenerlo.

Nel post trova spazio anche il tema dell’impatto economico della riforma. De Bunker ricorda che gli effetti della nuova remunerazione erano stati preventivamente stimati dall’Agenzia italiana del farmaco e valutati nell’ambito della legge di Bilancio. «Non si tratta di un errore scoperto a posteriori» osserva. «Il cambiamento nei margini sui farmaci a basso costo era atteso, quantificato e compatibile con il tetto di spesa».

Il blogger dedica inoltre un passaggio alle ragioni che hanno portato alla revisione del sistema. A suo giudizio, il modello precedente, fondato quasi esclusivamente su una percentuale del prezzo del medicinale, rappresentava un’anomalia nel panorama europeo e rendeva la sostenibilità economica delle farmacie eccessivamente dipendente dal valore dei prodotti dispensati. L’obiettivo della riforma sarebbe stato quindi quello di riconoscere il servizio svolto dalla farmacia indipendentemente dal costo del farmaco.

Particolarmente critica è infine la valutazione del confronto tra rimborso del Ssn e prezzo al pubblico utilizzato da Dataroom. Secondo De Bunker, affermare che lo Stato «paga più di quanto costa» rischia di generare confusione perché mette a confronto grandezze diverse. «Il prezzo al pubblico è il prezzo finale al consumatore» osserva, mentre il rimborso riconosciuto dal Ssn comprende anche la remunerazione per l’attività di dispensazione svolta dalla farmacia.

Nelle conclusioni del post, il divulgatore riconosce che la riforma ha effettivamente aumentato il costo unitario di molti farmaci a basso prezzo, ma sostiene che da questo dato non discenda automaticamente un incremento della spesa complessiva della convenzionata. «I dati disponibili non indicano che la nuova remunerazione abbia prodotto un aumento rilevante della spesa farmaceutica territoriale a carico dello Stato» scrive. Piuttosto, conclude, il nuovo sistema avrebbe determinato «una diversa ripartizione delle risorse all’interno della filiera distributiva», modificando la distribuzione dei margini tra i diversi operatori del settore.

Fabio De Bunker è lo pseudonimo di un divulgatore scientifico molto attivo sui social network, dove si occupa soprattutto di contrastare la disinformazione in ambito sanitario e scientifico. Laureato in Biotecnologie mediche, è noto per i suoi interventi di fact-checking su temi che spaziano dai vaccini ai farmaci, fino alle politiche sanitarie e alla comunicazione scientifica. Negli anni ha costruito una vasta comunità di follower su Facebook e altre piattaforme, distinguendosi per un approccio improntato all’analisi dei dati e delle fonti.