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Confcommercio, fatturato farmacie +43% in otto anni. Ma i numeri non tornano

23 Luglio 2026

Se è vero che anche nella comunicazione prevenire è meglio che curare, sarà opportuno che Federfarma dica con urgenza qualcosa riguardo al primo Rapporto sulle imprese commerciali in Italia che Confcommercio ha presentato ieri a Roma a stampa e istituzioni. Perché tra le attività fotografate e misurate c’è anche la farmacia e l’immagine che ne scaturisce rischia di dare nuovo carburante a chi ama polemizzare con i farmacisti. Dal Rapporto, infatti, emergono cifre che sembrano dipingere la farmacia come “un’isola felice” nell’attuale congiuntura economica: tra il 2018 e il 2025, dice in sintesi Confcommercio, il canale ha visto crescere i suoi punti vendita del 4,2% e il fatturato di addirittura il 43,5%. Nessun altro, tra i comparti indagati dal Rapporto, fa meglio, a parte soltanto i discount (+101%): i supermercati crescono nello stesso periodo del 22,4%, i negozi del cura casa e persona del 28%, gli ipermercati perdono l’8,4%.

Possibile? È vero che nel periodo considerato c’è stato il Covid e che la salute rappresenta un mercato “aciclico”, tuttavia qualche dubbio viene e a una lettura leggermente più approfondita dei dati di Confcommercio questi dubbi si fanno ancora più solidi. In particolare, giustificano più di un sospetto i numeri del Rapporto relativi al totale delle farmacie in attività: per Confcommercio, infatti, le farmacie ammonterebbero in totale a poco meno di 28mila nel 2025, mentre erano 26.822 nel 2018. Decisamente troppe rispetto ai conteggi di Federfarma, che invece parla di 20mila farmacie in tutto il Paese tra pubbliche e private (dispensari inclusi).

Considerato che una differenza di circa ottomila esercizi non è proprio un accidente statistico, viene da chiedersi quali fonti Confcommercio abbia utilizzato per le sue rilevazioni. Le tabelle del Rapporto attribuiscono le elaborazioni all’Ufficio studi dell’associazione, che a sua volta ha lavorato su dati del Centro studi delle Camere di commercio. Ed è forse qui che va cercata la spiegazione: la fonte, infatti, è la stessa cui attinge Confcommercio per i suoi Report periodici sulla demografia d’impresa, dove i numeri relativi alle farmacie riguardano soltanto gli esercizi registrati alle Camere di commercio (che non sono la totalità) e per di più includono anche il canale della parafarmacia. Serviranno conferme, ma l’impressione è che anche nelle statistiche del Rapporto presentato ieri a Roma si metta in un unico fascio farmacie e parafarmacie, con numeri che rischiano di fare un brutto servizio alla farmacia dei servizi.