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Furti di farmaci negli ospedali, un buco nella spesa cui nessuno sembra badare

28 Luglio 2026

È una voce della spesa farmaceutica che sembra non interessare nessuno e per la quale non si invocano contenimenti, razionalizzazioni o piani di rientro. Eppure consuma risorse pubbliche al pari degli abituali sfondamenti che ogni anno gravano sui bilanci sanitari delle Regioni. Parliamo dei furti di farmaci nelle strutture del Servizio sanitario nazionale, un fenomeno che il caso delle 80 fiale di fentanyl sottratte all’ospedale Israelitico di Roma ha riportato al centro della cronaca e che, negli ultimi giorni, ha trovato un nuovo inquietante riscontro nel colpo messo a segno alla farmacia ospedaliera di Modica (Ragusa). Episodi diversi tra loro, ma accomunati da un elemento ricorrente: medicinali di elevato valore economico custoditi in strutture che, ancora oggi, sembrano presentare sistemi di sicurezza non sempre adeguati.

L’inchiesta aperta dalla Procura di Roma sul furto all’Israelitico ha già portato all’iscrizione nel registro degli indagati di due custodi. Le indagini hanno inoltre fatto emergere diverse criticità nella gestione della farmacia ospedaliera: accessi non sufficientemente controllati, videosorveglianza carente nell’area dove erano custoditi gli stupefacenti e procedure che ora sono al vaglio degli investigatori. Proprio questo episodio ha spinto Governo e ministero della Salute ad annunciare un tavolo tecnico per rafforzare la sicurezza nella gestione dei medicinali più sensibili.

Pochi giorni dopo è toccato all’ospedale Maggiore-Baglieri di Modica. Ignoti si sono introdotti nella farmacia ospedaliera devastando i locali e prendendo di mira soprattutto i frigoriferi dove erano conservati medicinali ad alto costo. L’inventario è ancora in corso e il valore del bottino non è stato quantificato, ma tra i farmaci sottratti figurerebbero anche eritropoietina e altri prodotti destinati a terapie specialistiche. Anche in questo caso l’attenzione degli investigatori si è concentrata sulle misure di sicurezza: secondo le prime ricostruzioni, infatti, l’allarme non sarebbe entrato in funzione durante il furto. L’Asp di Ragusa ha immediatamente costituito una task force per garantire la continuità delle terapie ricorrendo alle scorte degli altri ospedali della provincia e ha annunciato il potenziamento della vigilanza armata e dei sistemi di videosorveglianza.

Quelli di Roma e Modica sono soltanto gli ultimi episodi di una casistica ben più ampia. Negli ultimi anni le cronache hanno registrato numerosi furti nelle farmacie ospedaliere e nelle farmacie distrettuali delle Asl, quasi sempre con lo stesso obiettivo: medicinali innovativi, biologici, oncologici, antivirali oppure stupefacenti, il cui valore può raggiungere migliaia di euro per confezione e che alimentano il mercato illecito o il commercio parallelo.

Emblematico resta anche il caso dell’ospedale Oftalmico di Roma, dove alla fine del 2023 furono sottratti farmaci per un valore stimato in circa 200 mila euro. Secondo gli investigatori si trattò di un’azione pianificata con precisione, probabilmente favorita dalla conoscenza delle procedure interne della farmacia ospedaliera. Sempre nel Lazio, un anestesista dell’ospedale di Velletri è stato rinviato a giudizio con l’accusa di essersi appropriato di medicinali e dispositivi sanitari destinati, secondo l’accusa, a un’attività privata, con un danno erariale quantificato in circa 71 mila euro.

Il problema, tuttavia, va oltre i singoli episodi. Come evidenziato anche da un’inchiesta di la Repubblica pubblicata dopo il caso Israelitico, nelle strutture del Servizio sanitario nazionale manca ancora un quadro omogeneo di misure di sicurezza per la custodia dei medicinali ad alto valore. Ogni azienda sanitaria adotta procedure proprie e non esistono linee guida nazionali altrettanto dettagliate quanto quelle che disciplinano la conservazione degli stupefacenti nelle farmacie aperte al pubblico. Il risultato è una rete di protezione disomogenea, che rende più vulnerabili depositi e farmacie ospedaliere proprio mentre aumenta il valore economico dei farmaci custoditi.

È una contraddizione difficilmente ignorabile. Da anni la spesa farmaceutica è sottoposta a continui monitoraggi, tetti, payback e richieste di contenimento. Molto meno si discute, invece, delle risorse pubbliche che ogni anno vengono disperse a causa di furti, ammanchi e sottrazioni indebite. Il tavolo tecnico annunciato dopo il caso del fentanyl potrebbe rappresentare un primo passo verso regole più rigorose su tracciabilità, controlli e sicurezza. Perché ogni confezione rubata non alimenta soltanto un mercato illegale: rappresenta anche denaro pubblico che il Servizio sanitario nazionale perde senza che nessuno, finora, abbia davvero considerato questa emorragia una priorità.