La farmacia, assieme ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta, deve coprire «l’ultima distanza» dell’assistenza territoriale, quella che separa le Case della comunità dall’abitazione del cittadino. È il ruolo indicato ieri dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, intervenuto a Milano al convegno “Farmacia e Salute. Prevenzione, Innovazione e Prossimità per il benessere delle comunità”, organizzato da Federfarma Lombardia e The European House-Ambrosetti (Teha), con il patrocinio di Regione Lombardia, Consiglio regionale e Comune di Milano. Un confronto dedicato all’evoluzione della farmacia come presidio di prossimità e punto di accesso alla rete dei servizi sanitari.
«C’è bisogno, in termini di sanità territoriale, di coprire l’ultima distanza, quella che va dalla Casa di comunità alla casa del cittadino», ha detto Gemmato. Uno spazio che «può e deve essere occupato dai medici di medicina generale, dai pediatri di libera scelta, dalle farmacie e dai farmacisti», grazie a una rete che, in forza della pianta organica, assicura una presenza uniforme «dai Comuni più piccoli, interni, montani e depressi fino al centro cittadino».
La stabilizzazione della farmacia dei servizi, ha proseguito il sottosegretario, consente ora di utilizzare pienamente questa capillarità. Elettrocardiogramma, holter cardiaco e pressorio, spirometria, telemedicina, vaccinazioni e prenotazioni Cup costituiscono «una serie di misure che migliorano la qualità di accesso del cittadino al Servizio sanitario nazionale in convenzione». E la rete delle farmacie, frequentata ogni giorno da milioni di persone, può essere utilizzata anche per aumentare l’aderenza terapeutica: «Un cittadino che aderisce allo schema posologico non sviluppa sintomi che portano all’ospedalizzazione e, di conseguenza, costa anche meno al Servizio sanitario nazionale».
Gemmato ha richiamato anche il contributo della tecnologia, ricordando il caso recente di un turista straniero che, durante una vacanza in Sardegna, era entrato in farmacia mentre era in corso un infarto: l’elettrocardiogramma effettuato nel presidio e refertato a distanza ha consentito di individuare l’emergenza e attivare il 118. Innovazione e prossimità, dunque, ma anche prevenzione, a partire dalle vaccinazioni. In un Paese che invecchia e nel quale la natalità continua a diminuire, ha osservato il sottosegretario, investire sulla prevenzione primaria, secondaria e terziaria diventa anche una condizione per la sostenibilità futura del Ssn: «La capillarità e la professionalità dei farmacisti possono e devono rappresentare un valore aggiunto».
Sulla stessa linea Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani (Fofi), che ha posto l’accento soprattutto sull’integrazione tra professionisti. «Invecchiamento, cronicità e nuove dinamiche sociali impongono maggiore attenzione alla prevenzione, un accesso più semplice ai servizi e risposte sempre più vicine alle persone. In una parola: prossimità». In Lombardia, ha ricordato, questo modello ha progressivamente ampliato il contributo dei farmacisti attraverso vaccinazioni, telemedicina e supporto alla gestione delle cronicità.
Mandelli ha ricordato che sono ormai circa 80mila i farmacisti formati come vaccinatori attraverso il corso Fad realizzato dall’Istituto superiore di sanità (Iss) con la Fofi. Il passo successivo, ha spiegato, passa dalla collaborazione con la medicina generale: il decreto ministeriale 77/2022 indica già la strada dell’integrazione tra i professionisti della rete territoriale e la Federazione intende per questo aprire un confronto con la Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) e la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), anche nella prospettiva di arrivare alla figura del farmacista prescrittore. Una funzione, ha precisato, che non riguarderebbe indistintamente tutti i medicinali, ma sarebbe circoscritta agli ambiti della cronicità e della prevenzione.
«La collaborazione con i medici è fondamentale», ha ribadito Mandelli, perché il dm 77 indica la necessità di «fare squadra e riuscire insieme a risolvere il problema del cittadino». Un esempio è il progetto della Fofi sulla ricetta aperta per i pazienti cronici, pensato per alleggerire gli adempimenti del medico, rafforzare il monitoraggio del paziente e valorizzare la sinergia con il farmacista.
Sul fondo, per il presidente della Fofi, resta la necessità di spostare sempre più il baricentro del sistema sanitario verso la prevenzione. Con un avvertimento che sintetizza il senso dell’evoluzione prospettata per la professione: se non si riuscirà a lavorare sulla prevenzione, si finirà inevitabilmente per dover lavorare sulla predizione.