«È stata una trattativa laboriosa ma appassionante, in cui il confronto ha dovuto tenere in considerazione le differenze economiche, sociali e anche normative che sussistono tra le diverse regioni». Parte da questa premessa la valutazione con cui Andrea Capelli, presidente della commissione Relazioni industriali di Assofarm e capo delegazione delle farmacie pubbliche al tavolo sul Ccnl di settore, analizza le novità del nuovo contratto nazionale dei dipendenti delle comunali.
Capelli, adesso lo schema di contratto che avete siglato con i sindacati confederali va al voto di consigli e assemblee. Sarà un passaggio soltanto formale? Che tempi prevedete?
Non è mai un passaggio formale, non do per scontata l’approvazione da parte degli associati. Anzi, è proprio dal loro voto che si misura la qualità degli accordi stipulati. Quanto ai tempi, l’intesa dovrà essere ratificata entro il 15 ottobre e se non ci saranno sorprese i primi aumenti arriveranno in busta paga dal 27 dello stesso mese.
Quali sono state le linee portanti della trattativa?
Direi che il confronto, anche serrato, si è sviluppato lungo tre direttive. In primo luogo la parte economica: andavano recuperati gli aumenti inflattivi degli ultimi anni, che sono stati consistenti al contrario del periodo precedente. Con l’ultimo contratto avevamo concesso un aumento di 113 euro, perché l’inflazione era rimasta poco sopra lo zero; in questi ultimi tre o quattro anni, invece, abbiamo avuto un’altra congiuntura. Sempre per sostenere la capacità di spesa, inoltre, gli aumenti sono maggiori in misura proporzionale per il quarto e il quinto livello, ossia i più bassi.
A giudicare da quello che si è detto e scritto, pare che la trattativa sulla parte economica sia stata quella che ha ricevuto maggiore attenzione…
È stato il capitolo più impegnativo, per ovvi motivi, ma abbiamo discusso a fondo anche di contenuti professionali, in particolare di servizi. Oggi il farmacista non è più soltanto il professionista del farmaco, eroga anche prestazioni e in particolare vaccina, il nuovo contratto ne tiene conto con una regolamentazione dei compensi. Mi lasci dire che però sui servizi servirebbe un passo avanti della professione nel suo insieme, a partire dall’università: sarebbe auspicabile una ricalibrazione dei corsi di studio.
Terza direttrice?
Abbiamo aggiornato gli incentivi. Il contesto con cui oggi dobbiamo fare i conti vede una forte crisi vocazionale che determina diffuse carenze negli organici. Una farmacia privata ha il titolare che è farmacista, una farmacia comunale no e se non ci sono dipendenti non si può chiamare il sindaco a tappare le ore scoperte. Abbiamo quindi incrementato le ore di permesso retribuito e istituito un’indennità professionale di 30 euro mensili, mentre per i direttori di farmacia con un fatturato annuo superiore a un milione di euro è prevista una maggiorazione di importo progressivo.
All’inizio ha parlato di differenze regionali: quanto hanno inciso sulla trattativa su maggiorazioni e incentivi?
Parecchio: abbiamo avuto delegati che ci dicevano che nella loro area non si registravano carenze di personale e altri invece che lo consideravano il problema principale, oppure si lamentavano dell’eccesso di partite iva. Mettere d’accordo tutti è stato un lavoro faticoso. Ma tutti i 18 mesi di trattativa sono stati impegnativi, un confronto duro ma improntato sempre al reciproco rispetto.