Un intervento sui prezzi di rimborso dei farmaci equivalenti nel prossimo aggiornamento del prontuario da parte di Aifa rischierebbe, secondo Egualia, di produrre effetti distorsivi senza incidere sulle vere cause della crescita della spesa farmaceutica. È il messaggio lanciato ieri dall’associazione dei produttori di equivalenti, che invita a non concentrare eventuali misure correttive sul comparto dei medicinali fuori brevetto, considerato invece un fattore di equilibrio per la spesa territoriale e per l’accesso alle cure.
L’allarme arriva a margine di un’analisi realizzata per l’Osservatorio Egualia da Pharma Data Factory, che da quest’anno affiancherà con report periodici il tradizionale Rapporto annuale dell’associazione, previsto a settembre. Secondo lo studio, la spesa territoriale non sarebbe “fuori controllo”, ma interessata da dinamiche precise e riconducibili a fattori diversi dalle classi terapeutiche mature, dove si concentrano i farmaci equivalenti.
Dopo una fase di sostanziale stabilità tra il 2019 e il 2023, ricorda Egualia, la farmaceutica territoriale è entrata in una nuova stagione segnata da cambiamenti che, a giudizio dell’associazione, si collocano fuori dal perimetro dell’off-patent. I medicinali non coperti da brevetto continuerebbero infatti a svolgere una funzione di contenimento dei costi, garantendo al tempo stesso volumi elevati e continuità terapeutica.
A sostegno della tesi, Egualia cita la divergenza registrata nel 2025 tra prodotti coperti da brevetto e prodotti a brevetto scaduto. I primi mostrerebbero una crescita sostenuta rispetto all’anno precedente, trainata in larga parte dagli acquisti privati; i secondi segnerebbero invece un incremento quasi nullo, pari allo 0,4%. Un dato da interpretare non come segnale di debolezza industriale, ma come conferma del ruolo calmierante svolto dal comparto.
Nel mirino dell’associazione c’è in particolare il procedimento amministrativo avviato sugli inibitori di pompa protonica, una delle classi più consolidate del mercato. Secondo i dati richiamati nel comunicato, la relativa spesa pubblica sarebbe in calo del 7,7%, mentre quella privata crescerebbe dell’8%. Per Egualia, intervenire proprio su queste categorie rischierebbe quindi di spostare ulteriormente il costo delle terapie sui cittadini.
«Non si tratta di un problema di livello della spesa, bensì della sua composizione: i dati presentati da Pharma Data Factory confermano come quella per farmaci non coperti da brevetto sia in costante diminuzione» dichiara il presidente di Egualia, Riccardo Zagaria. «In tale contesto, un’eventuale revisione del prontuario che incida ulteriormente su questa categoria di medicinali rischierebbe di produrre effetti non coerenti con gli obiettivi di sostenibilità complessiva del sistema».
Zagaria richiama anche il contesto internazionale, segnato dall’aumento dei costi produttivi e delle tensioni geopolitiche. In questo scenario, sostiene l’associazione, molte aziende avrebbero margini sempre più ridotti per assorbire ulteriori tagli senza ripercussioni sulla continuità delle forniture. Il rischio finale, avverte Egualia, sarebbe un trasferimento dell’onere economico direttamente sui pazienti.
Da qui la richiesta conclusiva: mantenere la periodica verifica di appropriatezza ed efficacia da parte del sistema pubblico, ma calibrare con attenzione l’area di intervento e le conseguenze delle scelte regolatorie. Per l’associazione, la priorità dovrebbe essere piuttosto il contrasto alla crescita della spesa privata “out of pocket”, considerata il segnale di un arretramento della copertura pubblica nella farmaceutica territoriale.