Adesione intorno al 7% e appena 52 farmacie chiuse per mancanza di personale. È l’aggiornamento diffuso ieri da Federfarma sui numeri dello sciopero nazionale proclamato il 13 aprile dai dipendenti delle farmacie private per il rinnovo del contratto collettivo. Secondo i nuovi dati, provenienti da circa 10 mila farmacie, pari a oltre il 50% del totale nazionale, la partecipazione si sarebbe attestata «intorno al 9%» tra il personale farmacista e «intorno al 2,5%» tra i dipendenti non farmacisti, per una media ponderata complessiva pari a circa il 7%.
Rispetto allo sciopero del 6 novembre corso, continua Federfarma, la partecipazione allo sciopero di lunedì scorso risulterebbe inferiore di oltre il 50%. E viene rivendicata anche la solidità metodologica della prima fotografia diffusa dopo l’astensione dal lavoro: il campione iniziale di 6 mila farmacie, osserva il sindacato, sarebbe stato «già ampiamente sufficiente per garantire la validità statistica del dato», oggi quindi «pienamente confermato».
Un passaggio del comunicato riguarda anche il possibile effetto delle mancate risposte. Da verifiche effettuate a campione, riferisce Federfarma, emergerebbe che le farmacie nelle quali i dipendenti non hanno aderito allo sciopero tendono a non trasmettere l’informazione. Per questo, aggiunge la Federazione, il tasso reale di adesione potrebbe essere persino più basso di quello indicato.
Resta però sullo sfondo il nodo politico e sindacale. Pur insistendo sulla limitata partecipazione, Federfarma afferma che «a prescindere da qualsiasi considerazione sull’entità della partecipazione allo sciopero» resta necessario chiudere rapidamente la trattativa, nell’interesse dei lavoratori che potrebbero così beneficiare «quanto prima di migliori condizioni economiche e lavorative». Da qui l’invito rivolto alle organizzazioni sindacali a una «profonda riflessione» sulle proposte in discussione e a rendersi «finalmente disponibili a riaprire le trattative da loro interrotte».