Servizio regolare in quasi tutta Italia, adesione media intorno al 7,5% e appena 26 chiusure su scala nazionale. È la fotografia diffusa ieri da Federfarma sullo sciopero dei dipendenti delle farmacie private andato in scena lunedì 13 aprile, proclamato da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs per protestare contro lo stallo del negoziato sul rinnovo del contratto collettivo nazionale, scaduto il 31 agosto 2024. Secondo l’associazione dei titolari, i primi dati raccolti attraverso le comunicazioni arrivate da circa 6mila farmacie associate, pari a circa il 30% del totale, mostrano «un tasso di adesione inferiore al 10% tra il personale laureato e inferiore al 3% tra i dipendenti non farmacisti», con una media complessiva del 7,5%. La mobilitazione, aggiunge Federfarma, avrebbe avuto «un impatto del tutto marginale sull’operatività della rete» e non avrebbe provocato disagi ai cittadini.
La partecipazione, sintetizza ancora Federfarma, sarebbe quindi risultata «ancor più contenuta rispetto a novembre», con un calo di circa il 50% delle adesioni. Da qui la lettura politica del dato: per Federfarma, numerosi dipendenti avrebbero ritenuto «ragionevoli» le proposte economiche e normative presentate dall’associazione datoriale nell’ultima plenaria di dicembre. Contestualmente arriva anche un segnale di riapertura: l’organizzazione dei titolari si dice «pronta a riprendere il confronto», ribadendo l’auspicio di una rapida chiusura della trattativa così da consentire ai lavoratori di beneficiare di migliori condizioni economiche e delle agevolazioni fiscali introdotte con l’ultima legge di Bilancio.
I dati di Federfarma disegnano una realtà molto lontana da quella proposta dai sindacati confederali all’indomani della protesta. Martedì scorso, Filcams, Fisascat e Uiltucs avevano parlato di «massiccia partecipazione» e di adesione attestata al 70% su base nazionale, con punte del 100% in alcune località. Le tre sigle avevano inoltre rivendicato la riuscita della manifestazione nazionale di Roma, descritta come partecipata da migliaia di farmaciste, farmacisti e collaboratori arrivati da tutta Italia, oltre ai presìdi territoriali organizzati in diverse città. Per i sindacati, la giornata di sciopero avrebbe rimesso al centro il nodo salariale, il riconoscimento delle competenze professionali e la necessità di rendere più attrattivo un settore che soffre perdita di potere d’acquisto e difficoltà di ricambio generazionale.
Dalle stesse sigle confederali non si è fatta attendere la replica al comunicato di Federfarma. In una nota diffusa sempre ieri, le organizzazioni sindacali hanno respinto «con fermezza» i numeri dell’associazione datoriale, giudicandoli «parziali, strumentali e non rappresentativi della reale portata della mobilitazione». Secondo Filcams, Fisascat e Uiltucs, la rilevazione riguarda solo una parte del comparto e non comprende molte farmacie riconducibili a catene che applicano il contratto ma non aderiscono a Federfarma. Inoltre, osservano i sindacati, in numerose sedi l’apertura è stata garantita direttamente dai titolari farmacisti: elemento che renderebbe improprio misurare la riuscita dello sciopero esclusivamente sul numero delle chiusure.