A trent’anni dal suo ingresso nel nostro Paese, Teva rivendica il ruolo svolto nel consolidamento del comparto dei farmaci equivalenti e rilancia il proprio impegno sul fronte dell’innovazione terapeutica. È il messaggio emerso dall’evento “Il futuro della salute: accesso, sostenibilità e innovazione per il sistema”, organizzato il 18 giugno a Roma in collaborazione con The European House – Ambrosetti, occasione scelta dall’azienda per celebrare i trent’anni di presenza nel nostro Paese.
Arrivata in Italia nel 1996, quando il mercato dei generici muoveva ancora i primi passi, Teva è oggi tra i principali operatori del settore. Nel 2025 l’azienda ha distribuito oltre 101 milioni di confezioni nel canale farmacia e quasi 150 milioni di unità nel canale ospedaliero. Nel quadriennio 2022-2025 i volumi complessivi hanno superato i 400 milioni di confezioni nel retail e i 552 milioni di unità negli ospedali. Secondo i dati presentati durante l’incontro, quasi un farmaco equivalente su quattro distribuito in Italia porta il marchio Teva.
Particolare rilievo ha assunto l’intervento del presidente e amministratore delegato di Teva Italia, Umberto Comberiati, che ha collegato il ruolo degli equivalenti alle sfide che attendono il Servizio sanitario nazionale. «Trent’anni di presenza in Italia ci consegnano una responsabilità chiara: contribuire in modo continuativo alla sostenibilità e all’evoluzione del Servizio sanitario nazionale, garantendo accesso alle cure, qualità e continuità terapeutica per milioni di persone», ha osservato. Per Comberiati, i farmaci equivalenti non rappresentano più soltanto uno strumento di contenimento della spesa, ma una componente strutturale del sistema, capace di sostenere la gestione delle cronicità, ridurre le barriere all’accesso e liberare risorse da destinare all’innovazione.
A sostegno di questa tesi, l’azienda ha ricordato che nel solo 2025 i propri equivalenti avrebbero generato un risparmio stimato di 350 milioni di euro per il Ssn. Nel periodo 2022-2025 il beneficio complessivo supererebbe invece 1,16 miliardi di euro. Numeri che acquistano peso alla luce dell’evoluzione demografica del Paese: oggi circa 13 milioni di italiani convivono con almeno due patologie croniche, il 30% in più rispetto al 1993, con una crescente necessità di terapie continuative e sostenibili.
Nel corso dell’evento è stato inoltre ricordato come l’Italia continui a registrare una diffusione dei farmaci equivalenti inferiore rispetto a quella di altri Paesi europei. Secondo le elaborazioni presentate, gli equivalenti rappresentano il 9% del mercato farmaceutico nazionale in valore, contro il 30% della Francia e il 54% del Regno Unito. La conseguenza è una spesa aggiuntiva per i cittadini stimata in circa 1,1 miliardi di euro l’anno, dovuta alla scelta di medicinali di marca a brevetto scaduto rispetto alle corrispondenti versioni equivalenti.
L’incontro non è stato però soltanto un bilancio sul passato. Teva ha infatti sottolineato la progressiva evoluzione del proprio modello industriale, affiancando all’attività nel settore degli equivalenti un crescente impegno nella ricerca. Tra il 2022 e il 2025 gli investimenti realizzati in Italia in ricerca, sviluppo e studi clinici hanno sfiorato i tre milioni di euro. Le aree di maggiore interesse sono oggi le neuroscienze e l’immunologia, con programmi che riguardano patologie quali emicrania, schizofrenia, atrofia multisistemica, asma, vitiligine, malattie infiammatorie croniche intestinali e celiachia.
Proprio sul fronte delle neuroscienze si concentra una parte importante della strategia aziendale. «In questi 30 anni abbiamo sviluppato una capacità consolidata di innovare nelle neuroscienze, affiancata più recentemente dall’estensione della nostra pipeline in ambito immunologico», ha spiegato ancora Comberiati. «Per noi accesso e innovazione non sono dimensioni alternative, ma due leve complementari attraverso cui contribuire in modo sostenibile all’evoluzione del sistema salute».
Un messaggio che sintetizza la visione proposta dall’azienda nel corso dell’evento romano: garantire la disponibilità di farmaci accessibili e, al tempo stesso, investire nello sviluppo di nuove terapie per rispondere ai bisogni emergenti di una popolazione sempre più anziana e affetta da patologie croniche. Una sfida che, secondo Teva, richiede il contributo congiunto di industria, istituzioni e professionisti sanitari per preservare sostenibilità e universalismo del sistema sanitario italiano.