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Riforma della remunerazione, Gemmato: obiettivo è valorizzare presa in carico

25 Giugno 2026

«La riforma della remunerazione delle farmacie non nasce nel 2024 e non nasce con questo Governo». E l’obiettivo non è quello di remunerare semplicemente il prezzo del farmaco, «ma valorizzare il servizio professionale reso al cittadino, la prossimità delle cure e la presa in carico». Ne consegue che dopo oltre trent’anni di proroghe del rapporto convenzionale tra Servizio sanitario nazionale e farmacie, il nuovo modello hae introdotto «un sistema più equilibrato e redistributivo», rafforzando in particolare le farmacie piccole, rurali e disagiate.

Con queste parole il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha difeso alla Camera il nuovo modello di remunerazione delle farmacie e, più in generale, l’operato dell’esecutivo sulla spesa farmaceutica del Servizio sanitario nazionale, rispondendo in Commissione Affari sociali a un’interrogazione presentata dalla deputata del Movimento 5 Stelle Marianna Ricciardi.

Nella sua replica Gemmato ha contestato l’impostazione delle critiche, sostenendo che «non si può costruire una valutazione seria della spesa farmaceutica sommando fenomeni diversi, canali diversi e periodi diversi, per poi attribuire tutto a una sola misura». Secondo il sottosegretario, la crescita della spesa va interpretata nel contesto del recupero dell’attività assistenziale successivo alla pandemia, ricordando che «la spesa convenzionata, dopo circa vent’anni di riduzione, ha ripreso a crescere dal 2022», quindi prima dell’introduzione delle misure contestate.

A sostegno di questa lettura Gemmato ha richiamato alcuni indicatori, evidenziando che nel 2025 la crescita della spesa per gli acquisti diretti, al netto dei ripiani, «è passata dal 10,4% del 2024 al 4,1%», un andamento che, a suo giudizio, dimostra come il sistema stia tornando «su un percorso fisiologico». Ha inoltre sottolineato che la crescita media della spesa farmaceutica è scesa al 5,7% nel 2025, rispetto al 7,2% registrato nel quinquennio 2019-2024, «quasi il 20% in meno», segnale di una progressiva flessione della curva di incremento.

Il sottosegretario ha ricordato anche che tra il 2024 e il 2025 il Governo ha destinato «circa 1,4 miliardi di euro aggiuntivi agli acquisti diretti regionali di farmaci», elemento che, secondo Gemmato, contraddice la tesi secondo cui l’esecutivo starebbe trasferendo sui cittadini il costo delle cure.

Un altro passaggio della risposta ha riguardato la riclassificazione di alcuni medicinali dalla distribuzione diretta alla convenzionata. Anche in questo caso Gemmato ha invitato a evitare «rappresentazioni semplicistiche», precisando che non si è trattato di un trasferimento generalizzato, ma di interventi mirati decisi dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) per terapie croniche ad alta prevalenza. La valutazione degli effetti economici, ha aggiunto, deve considerare il saldo complessivo, comprendendo i costi evitati della distribuzione per conto, della logistica e degli oneri amministrativi, oltre alle rinegoziazioni economiche con le aziende farmaceutiche.

In conclusione il sottosegretario ha rivendicato l’impostazione della riforma dell’assistenza farmaceutica, sostenendo che la revisione delle regole «non significa automaticamente ridurre le tutele per i cittadini», ma aggiornare il sistema per migliorare l’appropriatezza prescrittiva e l’impiego delle risorse pubbliche. L’obiettivo finale, ha concluso, è «riequilibrare il sistema, riportando il paziente cronico al centro della medicina territoriale», perché «il punto di arrivo non è il vantaggio di una categoria, ma la presa in carico della salute del cittadino».