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Farmaceutica, piano del ministero contro la Mfn di Trump: convenzionata nel mirino

24 Ottobre 2026

Dal prossimo anno una parte delle risorse non utilizzate dalla spesa farmaceutica convenzionata potrebbe essere destinata a compensare gli sfondamenti del tetto degli acquisti diretti, fino a un massimo di 315 milioni di euro annui. È una delle proposte contenute nel piano messo a punto dal ministero della Salute per contenere il payback a carico delle aziende farmaceutiche entro 1,644 miliardi di euro all’anno nel triennio 2027-2029. L’operazione, che non comporterebbe trasferimenti diretti di risorse dalle farmacie all’industria ma una compensazione tra i due tetti di spesa, consentirebbe di utilizzare gli eventuali avanzi della convenzionata per ridurre il ripiano richiesto alle imprese sugli acquisti diretti.

L’ipotesi figura nel documento «Priorità collegate alle contromisure rispetto alle politiche Most Favoured Nation (Mfn) in materia farmaceutica», trasmesso dal ministero della Salute al Mef in vista della prossima legge di Bilancio. A darne notizia ieri è stato Quotidiano Sanità, che ha potuto visionare le proposte normative e le relative simulazioni finanziarie.

Il piano nasce dalla necessità di proteggere il mercato farmaceutico italiano dalle possibili conseguenze della politica Mfn, o della «nazione più favorita», promossa dall’amministrazione Trump. Il meccanismo punta ad allineare i prezzi dei medicinali negli Stati Uniti a quelli più bassi praticati in altri Paesi comparabili, tra i quali figura anche l’Italia. Il rischio, secondo il ministero, è che le aziende decidano di ritardare o rinunciare al lancio di nuovi farmaci nei mercati dove i prezzi netti, al netto cioè di sconti e restituzioni, sono particolarmente contenuti, per evitare ripercussioni sui ricavi americani.

Da qui la proposta di alleggerire progressivamente il payback, che negli ultimi anni è cresciuto sensibilmente: secondo i dati Aifa, il ripiano a carico dell’industria per gli acquisti diretti è passato da 1,645 miliardi nel 2023 a 2,010 miliardi nel 2024 e 2,385 miliardi nel 2025. Per riportarlo a 1,644 miliardi servirebbero, nello scenario mediano elaborato dal Ministero, 5,13 miliardi nel triennio 2027-2029, dei quali 1,25 miliardi già nel primo anno.

La compensazione con gli avanzi della convenzionata coprirebbe però soltanto una parte del fabbisogno: circa 950 milioni nel triennio, pari al 18,5% del totale. Il resto dovrebbe arrivare dal Fondo per interventi strutturali di politica economica. Ed è proprio la disponibilità delle coperture a rappresentare la principale incognita del piano, che dovrà superare il vaglio del Mef prima di trovare eventualmente posto nella manovra. Anche in quel caso, le misure potrebbero essere modificate durante l’esame parlamentare.

Il pacchetto comprende inoltre una sperimentazione triennale, in una o più Regioni volontarie, per sostituire gradualmente i tetti rigidi di spesa con una programmazione basata sui fabbisogni clinici, epidemiologici e assistenziali. Per i farmaci innovativi si propone invece di prolungare l’accesso al Fondo dedicato oltre gli attuali 36 mesi, quando manchino alternative terapeutiche adeguate.

Un altro intervento introduce un percorso sperimentale di accesso precoce ai medicinali per patologie gravi, rare o invalidanti, attivabile dopo il parere positivo dell’Ema e prima della conclusione delle procedure ordinarie di prezzo e rimborso. Le risorse previste ammontano a 180 milioni nel triennio.

Infine, il ministero propone un Fondo sperimentale per le terapie avanzate da 250 milioni annui, finanziato attraverso una riallocazione delle risorse già destinate all’innovazione e accompagnato da meccanismi di pagamento legati ai risultati clinici, e l’incremento da 100 a 120 milioni annui del finanziamento per gli antibiotici Reserve e Listed contro le infezioni multiresistenti. Anche queste misure attingerebbero al Fondo farmaci innovativi, con ulteriori interrogativi sulla sostenibilità complessiva del pacchetto.