I blocchi stradali e autostradali organizzati dagli autotrasportatori contro il caro carburanti rischiano di mettere in difficoltà anche la distribuzione dei medicinali, con possibili ripercussioni sui rifornimenti alle farmacie e alle strutture sanitarie. A lanciare l’allarme è Liphe, Logistica Integrata Pharma Healthcare, l’associazione che rappresenta da oltre sessant’anni gli operatori della logistica e del trasporto farmaceutico, che chiede al Governo interventi urgenti per scongiurare una paralisi della filiera. «Non ci siamo mai fermati neanche durante la pandemia da Covid e non possiamo farlo neanche ora che morde con drammaticità la crisi caro carburante» dichiara il presidente Pierluigi Petrone. «Facciamo appello al Governo e a tutti gli stakeholder pubblici e privati coinvolti nel salvaguardare la piena operatività della supply chain farmaceutica, al fine di predisporre con urgenza misure atte a impedire la paralisi».
La preoccupazione dell’associazione è alimentata dalle notizie che arrivano dal Mezzogiorno, dove da giovedì 15 ottobre e soprattutto dalla giornata di ieri si sono moltiplicati presidi, rallentamenti e interruzioni della circolazione. In Campania, dalla mezzanotte di venerdì, i camionisti hanno organizzato manifestazioni in prossimità dei caselli di Nola, sull’A30 Caserta-Salerno, e di Caianello, sull’A1 Milano-Napoli, oltre che a Caserta Sud. Situazione critica anche in Calabria, dove Fedralog, la federazione regionale della logistica, ha proclamato un fermo dal 16 al 20 ottobre. Una quindicina i presidi organizzati, tra gli altri, nei pressi dell’aeroporto di Lamezia Terme, del porto di Gioia Tauro e degli svincoli dell’A2 nel Cosentino. I mezzi pesanti sono stati disposti ai margini delle carreggiate, provocando restringimenti e rallentamenti. In Basilicata, circa cento Tir hanno bloccato il traffico pesante lungo la statale 106 Ionica, all’altezza di Scanzano Jonico, mentre in Puglia si sono registrati blocchi sulla tangenziale di Andria e presidi nel Foggiano e nel Brindisino. In Sicilia il Comitato autotrasportatori ha proclamato un fermo di cinque giorni, fino al 20 ottobre, con camion parcheggiati nei piazzali e semirimorchi che non vengono ritirati dalle navi nei porti dell’isola.
È proprio il rischio di un effetto domino a preoccupare Liphe. Per la distribuzione farmaceutica, che deve garantire consegne regolari e tempestive su tutto il territorio, un prolungamento dei blocchi potrebbe tradursi in ritardi e difficoltà di approvvigionamento, anche per medicinali essenziali. «Occorrono misure concrete che ci auguriamo vengano predisposte tempestivamente» insiste Petrone, per evitare conseguenze che «potrebbero impattare seriamente sulla salute pubblica mettendo a rischio i regolari rifornimenti, anche di salvavita».
L’associazione conferma infine la disponibilità a collaborare con le istituzioni e gli altri attori della distribuzione, auspicando che «il patto di filiera e l’alleanza pubblico-privato dimostrino ancora una volta di funzionare a tutela dei cittadini-pazienti». L’obiettivo è garantire la continuità delle consegne farmaceutiche anche qualora le proteste dovessero proseguire nei prossimi giorni.