È ormai all’epilogo l’esperienza di FarmacieUnite, il sindacato nazionale delle farmacie private nato nel 2017 dalla fuoriuscita da Federfarma dell’associazione dei titolari di Treviso. Ieri il nuovo consiglio direttivo, eletto nelle votazioni di venerdì e sabato scorsi, ha rinnovato presidenza e cariche esecutive con il mandato di preparare il rientro in Federfarma, come stabilito dalla delibera approvata nel gennaio scorso dall’assemblea degli iscritti. «Quella decisione» spiega a FPress il neopresidente di FarmacieUnite, Federico Conte, già alla guida dell’associazione dal 2022 al 2025 «discende dalla sentenza con cui, un mese prima, il Tar aveva respinto il nostro ricorso contro l’esclusione dalla stipula della nuova Convenzione nazionale. Quella sentenza ci esclude di fatto da tutte le trattative per gli Air regionali e gli accordi aziendali che ne discendono, dunque per dare voce ai nostri iscritti l’unica strada che ci rimaneva era quella di tornare in Federfarma».
È qui, però, che la questione si complica. La struttura territoriale di Federfarma, infatti, non consente un rientro di FarmacieUnite in blocco: gli iscritti dovranno rivolgersi singolarmente alle associazioni provinciali di riferimento e chiedere l’adesione. È quanto faranno, per esempio, i titolari trevigiani di FarmacieUnite, il gruppo più numeroso con circa 200 iscritti. «Nelle prossime settimane» conferma Conte «avvieremo un confronto con Federfarma Treviso (nel frattempo ricostituita dop0o lo strappo del 2017, ndr) per definire le modalità del rientro».
Non sembrano invece intenzionati a seguire la stessa strada gli iscritti non trevigiani, circa 200 farmacie incluse quelle di catene come Benu e Dr.Max. «Ognuno deciderà per sé» dice a FPress Alessandra Forgiarini, referente di FarmacieUnite per il Friuli Venezia Giulia ed ex presidente di Federfarma Udine «molti di noi però non vogliono tornare in Federfarma e quindi stiamo valutando altre strade». L’ipotesi più accreditata è quella di confluire in Assofarm, che già collaborava con FarmacieUnite, per costituire al suo interno un nucleo di farmacie private. «Abbiamo già contattato l’associazione» prosegue Forgiarini «che ha accettato di discuterne».
Come in tutti i divorzi, a complicare la separazione c’è il nodo dei destini del patrimonio, che in questo caso porta il nome di Galeno, la società immobiliare in cui FarmacieUnite è socio di maggioranza con il 77%. Presieduta da Franco Gariboldi Muschietti, primo presidente dell’associazione dopo la scissione del 2017, la srl (nata nel lontano 1962) ha approvato a maggio il bilancio 2025. «Alla votazione però erano rappresentate soltanto 145 quote sociali sulle 20mila totali» contesta Forgiarini «mentre in precedenza i bilanci venivano approvati con i voti di circa 15mila quote».
Ha pesato l’assenza proprio di FarmacieUnite, socio di maggioranza di Galeno con il 77% delle quote (il restante è suddiviso tra una sessantina di farmacisti titolari). A rappresentare il sindacato avrebbe dovuto essere il presidente allora in carica, il non trevigiano Maurizio Giacomazzi, che però, secondo quanto riferiscono i contestatori, non avrebbe ricevuto alcuna comunicazione diretta della convocazione. «Lo statuto prescrive che la convocazione dell’assemblea avvenga per Gazzetta ufficiale» obietta Gariboldi Muschietti «e così abbiamo fatto, come tutte le volte precedenti. E l’approvazione è avvenuta in seconda convocazione, sempre come da statuto». «Le regole consentono di scegliere tra Gazzetta ufficiale e pec/mail» ribatte Forgiarini «ma i doveri di trasparenza, diligenza e corretta informazione che incombono sull’amministratore avrebbero dovuto consigliare l’uso della mail, oppure la pubblicazione in Gazzetta ufficiale accompagnata da una comunicazione per vie brevi. Non dimentichiamo che Gariboldi Muschietti è consigliere di FarmacieUnite».
Alla contestata approvazione del bilancio di Galeno sono seguite, a settembre, le dimissioni di gran parte del direttivo nazionale: il presidente Giacomazzi, la segretaria Arianna Capri e quattro consiglieri, tutti non trevigiani. Da qui le elezioni della settimana scorsa, che hanno riportato il trevigiano Conte alla presidenza, e una coda di polemiche sulla gestione della società partecipata che rischia di aprire un nuovo fronte di scontro.
«Dopo quanto successo nell’assemblea di bilancio» spiega Capri «i consiglieri non trevigiani di FarmacieUnite hanno chiesto verifiche sulla società partecipata. I trevigiani però hanno alzato un muro che ha impedito qualsiasi approfondimento, da cui le nostre dimissioni». Una ricostruzione alla quale Gariboldi Muschietti oppone una replica netta: «I conti di Galeno sono perfettamente in ordine e tutta la documentazione contabile relativa agli ultimi dieci anni è a disposizione di chiunque abbia interesse a consultarla, presso la sede della società, previo appuntamento e secondo quanto previsto per legge. Nessuno, tuttavia, si è mai degnato di chiedere l’accesso ai documenti. Ci domandiamo quindi perché si preferisca alimentare dubbi e sospetti su presunte oscure trame che non esistono, anziché procedere a una verifica concreta. I conti sono corretti e tutto è trasparente. Restiamo naturalmente a disposizione per ogni verifica e chiarimento».
La frattura, insomma, sembra profonda. «Valuteremo come muoverci, da semplici associati» conclude Forgiarini «per fare luce sui conti di Galeno». «Per noi conta soltanto la fiducia dei colleghi e la responsabilità di rappresentarli al meglio. Per il resto, lasciamo le polemiche a chi ormai ha solo quelle» ribadiscono dal canto loro Conte e Gariboldi Muschietti.