La farmacia di comunità può diventare uno dei punti avanzati della strategia europea contro le malattie cardiovascolari, soprattutto sul terreno della prevenzione, dell’individuazione precoce dei fattori di rischio e dell’aderenza alle terapie. È la tesi sostenuta dal Pgeu, Pharmaceutical group of the european union, secondo il quale la capillarità della rete – oltre 400mila farmacisti in più di 160mila farmacie, frequentate ogni giorno da circa 46 milioni di cittadini – consente di intercettare anche persone che difficilmente entrano in contatto con altri servizi sanitari. A condizione, però, che queste attività siano formalmente riconosciute, integrate nei percorsi assistenziali e remunerate.
È il messaggio centrale del position paper sulla salute cardiovascolare appena pubblicato dal Pgeu, che ricorda come le malattie cardiovascolari rappresentino ancora la prima causa di morte e disabilità nell’Unione europea: oltre 1,7 milioni di decessi l’anno e un costo economico stimato in 282 miliardi di euro, tra assistenza sanitaria e sociosanitaria, perdita di produttività e cure informali. I principali fattori di rischio – ipertensione, diabete, fumo, obesità e sedentarietà – sono però in larga misura modificabili, ed è qui che secondo l’associazione europea può essere valorizzato il contributo delle farmacie.
La panoramica del Pgeu comprende counselling su alimentazione, attività fisica, controllo del peso e cessazione del fumo; misurazione della pressione e screening di colesterolo e diabete; vaccinazioni; revisione della terapia e sostegno all’aderenza; assistenza ai pazienti in terapia anticoagulante; invio al medico dei soggetti a rischio e strumenti digitali per monitoraggio e follow-up. Interventi che, sostiene il documento, possono ridurre complicanze e ricoveri evitabili e alleggerire la pressione sui servizi sanitari. La diffusione rimane tuttavia disomogenea per ostacoli normativi, remunerazioni non uniformi, percorsi assistenziali frammentati e accesso ancora insufficiente dei farmacisti ai dati sanitari.
Da qui le richieste alle istituzioni Ue e ai governi: inserire formalmente le farmacie nei programmi cardiovascolari, riconoscere e remunerare screening e presa in carico, ampliare l’ambito professionale dei farmacisti, assicurare la disponibilità dei medicinali cardiovascolari e integrarli nello European Health Data Space (Ehds). Il Pgeu sollecita inoltre l’impiego responsabile di strumenti digitali e intelligenza artificiale come supporto – e non sostituzione – del professionista.
A sostegno delle proprie richieste, il documento propone una panoramica dei principali progetti avviati nei Paesi Ue:
Austria. Tra le esperienze raccolte dal rapporto figura uno screening condotto a Vienna alla fine del 2024: dopo una formazione obbligatoria, i farmacisti di 62 esercizi hanno sottoposto volontariamente 469 persone a test point-of-care, 445 delle quali incluse nell’analisi. Il rischio cardiovascolare veniva valutato attraverso emoglobina glicata e/o Score2, considerando età, fumo, pressione sistolica, colesterolo totale e Hdl, oltre all’indice di massa corporea. I risultati erano consegnati e spiegati all’assistito e, in presenza di valori critici, veniva raccomandato il ricorso al medico. L’esperienza riprende un filone già sperimentato nel 2013 nella Bassa Austria, quando 184 farmacie avevano sottoposto a screening 6.800 persone: nel 30% era emerso almeno un fattore di rischio cardiovascolare precedentemente sconosciuto.
Danimarca. Qui non si tratta di una sperimentazione circoscritta, ma di due servizi che devono essere offerti dall’intera rete delle farmacie. Il New Medicine Service, attivo dal gennaio 2016, è rivolto ai pazienti ai quali nei sei mesi precedenti è stata diagnosticata una patologia cronica ed è stata prescritta una nuova terapia: comprende un colloquio iniziale di circa dieci minuti e un secondo incontro dopo due-quattro settimane. Dall’aprile 2018 si è aggiunto il Compliance Service, destinato a chi assume da oltre sei mesi medicinali per una patologia cronica ma presenta problemi di aderenza, oppure è stato dimesso dall’ospedale con modifiche alla terapia. Entrambi sono gratuiti per l’assistito e remunerati dallo Stato; tra i destinatari figurano quindi anche pazienti trattati con statine e antipertensivi.
Francia. Il Pgeu richiama due attività. La prima è la vaccinazione antinfluenzale, rilevante anche perché l’influenza può aumentare il rischio di eventi cardiovascolari: partita nell’ottobre 2017 come sperimentazione in Alvernia-Rodano-Alpi e Nuova Aquitania, con circa 3mila farmacisti pronti a vaccinare, è stata successivamente estesa. Nella campagna 2024-2025 sono state somministrate in farmacia 6,6 milioni di dosi e il 90% delle farmacie francesi ha partecipato. Sul versante terapeutico, dal 2013 per gli antagonisti della vitamina K e dal 2016 per i nuovi anticoagulanti orali è previsto un accompagnamento remunerato dall’Assurance Maladie: valutazione iniziale di conoscenza e aderenza, colloqui successivi personalizzati, istruzioni su assunzione, dimenticanze, interazioni, rischio emorragico e, per gli Avk, controllo dell’Inr.
Germania. Dal giugno 2022 le farmacie possono erogare, a carico delle assicurazioni sanitarie, una serie di servizi farmaceutici (pharmazeutische Dienstleistungen), tra i quali il controllo standardizzato della pressione nei pazienti con ipertensione diagnosticata che assumono almeno un antipertensivo. Il servizio prevede cinque minuti di riposo, tre misurazioni da seduti a intervalli di uno-due minuti e registrazione della media delle ultime due; valori troppo elevati o troppo bassi fanno scattare l’invio al medico secondo un protocollo standardizzato. Un’analisi Abda su quasi 700 prestazioni documentate, citata dal Pgeu, ha rilevato valori che richiedevano rivalutazione medica entro quattro settimane nel 55% dei casi; nel 6% la pressione superava 180/110 mmHg, soglia che richiede un intervento immediato.
Italia. Il caso italiano indicato dal Pgeu è la telecardiologia in farmacia, con Ecg, holter cardiaco e holter pressorio eseguiti in sede e refertati a distanza dal medico. Il rapporto fotografa la situazione all’inizio del 2025, quando erano collegate ai principali network 11.312 farmacie, circa il 57% della rete, con oltre 904mila prestazioni nell’anno precedente. Il fenomeno nel frattempo è ulteriormente cresciuto: nel 2025, secondo i dati Federfarma, le farmacie attive sono salite a 12.308 e le telerefertazioni a 1.162.182 (725.321 Ecg, 265.235 holter cardiaci e 153.870 holter pressori). Sono state rilevate 155.732 anomalie, oltre 5mila delle quali tali da richiedere l’invio immediato allo specialista o al Pronto soccorso.
Paesi Bassi. È ancora in fase di sviluppo, invece, Cohesion (Enhancing Pharmaceutical Care in Chronic Heart Failure), progetto finanziato dalla Knmp per il quinquennio 2024-2029. Non si tratta quindi di un servizio già esteso a tutta la rete, ma di un programma di ricerca multidisciplinare destinato a costruire un modello di assistenza farmaceutica per i pazienti con scompenso cardiaco cronico. Farmacisti territoriali e ospedalieri lavorano con cardiologi, medici di medicina generale, infermieri e pazienti su aderenza, sicurezza ed efficacia delle terapie, educazione e follow-up. Il progetto comprende sviluppo e sperimentazione degli interventi, valutazione degli esiti clinici e della costo-efficacia e studio delle condizioni necessarie per una successiva implementazione su scala più ampia. PGEU
Portogallo. In questo caso il Pgeu non identifica un singolo programma nazionale con una data di avvio e un numero definito di farmacie aderenti, ma descrive un insieme di servizi ormai entrati nella pratica delle farmacie di comunità. Tra questi misurazione della pressione, glicemia e profilo lipidico e valutazione del rischio cardiovascolare con strumenti validati come Score2 e Score2-Op. A tali attività si affiancano counselling per la cessazione del fumo, revisione strutturata della terapia e preparazione individualizzata delle dosi. Il modello punta così ad associare allo screening il sostegno all’aderenza e gli interventi sugli stili di vita, con rinvio al medico dei soggetti nei quali emergono fattori di rischio.
Spagna. Anche per la Spagna il documento descrive più una rete di attività che un unico progetto nazionale. Le farmacie offrono programmi per l’aderenza terapeutica e sistemi personalizzati di dosaggio, misurano pressione, glicemia, profilo lipidico e peso e partecipano a campagne di individuazione precoce delle patologie associate al rischio cardiovascolare. Tra le esperienze citate dal Pgeu figura lo screening della fibrillazione atriale attraverso la rilevazione del polso irregolare, con successivo invio all’assistenza medica; alcune farmacie sono inoltre dotate di defibrillatori semiautomatici. Il filo comune, conclude il rapporto, è trasformare l’accessibilità della farmacia in uno strumento di prevenzione, intercettando il rischio prima che si traduca in malattia conclamata e accompagnando poi il paziente nella gestione della terapia.