È scontro a Ferrara tra medici di medicina generale e farmacie sulla distribuzione dei medicinali acquistati direttamente dal Servizio sanitario regionale. Dal 1° novembre, infatti, poco meno di 900 pazienti, concentrati soprattutto nel capoluogo, non torneranno a ritirare i loro medicinali nelle farmacie di comunità, in dpc, anziché dai loro medici organizzati in medicina di gruppo. La particolarità del caso ferrarese sta nel modello costruito negli anni dall’Ausl con la medicina generale: l’accordo quadro aziendale del 2017 prevede espressamente che le Medicine di gruppo possano svolgere, oltre al Cup e ad altri servizi, anche la «distribuzione diretta dei farmaci» nell’ambito di progetti concordati con il Dipartimento Cure primarie. Per queste attività l’intesa riconosce risorse aggiuntive per il personale della Medicina di gruppo e affida le modalità di consegna delle forniture (allestite dalla farmacia ospedaliera) a uno specifico protocollo operativo tra Azienda e singola aggregazione della mg.
Da novembre, tuttavia, la dispensazione ritorna alle farmacie, in applicazione della delibera 1117 del 6 luglio scorso con la quale la Regione Emilia-Romagna ha approvato l’Accordo integrativo con le farmacie convenzionate. Nei giorni scorsi la novità è stata comunicata in via informale dall’Ausl ai medici di mg, che a loro volta hanno omesso un comunicato di protesta attraverso la Fimmg provinciale. Il sindacato, in particolare, contesta la scelta perché considera la consegna contestuale alla visita in studio, un servizio consolidato soprattutto per anziani e cronici. Nel comunicato, quindi, non vengono escluse iniziative di protesta, compreso lo sciopero, se la decisione non verrà rivista.
L’Ausl, dal canto suo, replica che nessun paziente resterà senza terapia: i poco meno di 900 assistiti interessati, concentrati soprattutto a Ferrara città, potranno ritirare gli stessi medicinali nella farmacia per loro più comoda. La Medicina generale continuerà invece a occuparsi di appropriatezza prescrittiva, ricognizione e riconciliazione terapeutica e verifica dell’aderenza.
Anche Federfarma Emilia-Romagna respinge l’idea che il passaggio alla Dpc sottragga un servizio agli assistiti. L’associazione ricorda di sostenere da anni l’ampliamento della distribuzione per conto attraverso le farmacie convenzionate, proprio per consentire ad anziani, cronici e fragili di ritirare i medicinali vicino a casa, attraverso una rete capillare e con ampi orari di apertura. «Se un farmaco può essere ritirato sotto casa – osserva il presidente regionale Achille Gallina Toschi – crediamo sia difficile sostenere che questo significhi sottrarre un servizio al cittadino».
Per Federfarma c’è però anche una questione di competenze professionali. «La diagnosi e le scelte terapeutiche spettano al medico, mentre la dispensazione rientra nella competenza professionale del farmacista», ha osservato Gallina Toschi, che a FPress dichiara di attendersi decisioni dello stesso genera anche in altre province: «Ci risultano casi come quello ferrarese anche in altre Ausl, per esempio Parma» spiega «stiamo verificando che vengano fatti gli stessi passi».