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Fatturato Ssn, Sicilia ed Emilia Romagna le prime ad aderire all’azione legale

11 Ottobre 2018

Sono Sicilia ed Emilia Romagna le prime unioni regionali di Federfarma che, assieme alla Federazione, si rivolgeranno al tribunale civile per costringere Asl e servizi farmaceutici a recepire il noto parere sul fatturato Ssn emanato a gennaio dal ministero della Salute. Nel caso del sindacato siciliano, in particolare, la decisione di imboccare la via dell’azione legale è conseguenza della babele che regna nell’isola da febbraio, quando le farmacie – su indicazione di Federfarma nazionale – hanno cominciato a compilare le dcr secondo le indicazioni del parere ministeriale: alcune Asl, come quella di Palermo, hanno accettato le distinte (magari con riserva scritta) e continuano a farlo in attesa di indicazioni ufficiali da parte della Regione; altre, come Messina, sulla somma finale messa a rimborso trattengono di mese in mese il 7%, l’equivalente degli sconti che le farmacie escludono dal fatturato (come da indicazioni del Ministero) e invece l’Asl vuole conservare nel computo; altre ancora, come Agrigento, hanno prima accettato le fatture sulla dpc compilate con la nuova modalità di conteggio e poi, da agosto, hanno cominciato a respingerle. Molto diverso il caso emiliano: qui infatti tutte le Asl della regione contestano le dcr delle farmacie fin da metà marzo, quando il Servizio farmaceutico regionale comunicò alle aziende sanitarie che non sarebbero state accettate distinte contabili compilate secondo il parere ministeriale, neanche “con riserva”.

Non avrà invece bisogno di ricorrere ai tribunali Federfarma Liguria: qui, infatti, la giunta di centrodestra guidata dal presidente Toti ha deciso quasi da subito di allinearsi al parere del Ministero, aggiungendo quindi la Regione all’elenco di amministrazioni (Lombardia e Umbria) che già autorizzano le farmacie a conteggiare il fatturato Ssn al “netto di tutto” (iva, sconti, dpc, integrativa, ticket). Neanche in Campania il sindacato farà ricorso ai tribunali: tutte le Asl continuano ad accettare “con riserva” le dcr compilate dalle farmacie come da parere e i buoni rapporti che intercorrono con il governo regionale spingono Federfarma a ritenere che diplomazia e negoziazione possono essere più fruttuose dell’azione legale.

Altrove, invece, la scelta se andare o no davanti al giudice verrà presa nei prossimi giorni. E’ il caso di Federfarma Veneto, dove è già stata programmata una seduta di comitato centrale per dibattere la questione. Intanto, il comportamento delle Aziende sanitarie davanti alle dcr delle farmacie è a macchia di leopardo esattamente come in Sicilia, con alcune Asl che accettano le distinte e altre che invece le contestano. Ma le cose, fanno notare nel sindacato, potrebbero presto cambiare perché la riforma della sanità regionale ha istituito l’Azienda zero, la “super Asl” in cui sono state centralizzate le funzioni finanziarie, logistiche e legali del servizio sanitario regionale.

Situazione non lontana da quella di Agrigento, infine, per la Basilicata: anche qui le dcr “ex parere ministeriale” sono state inizialmente accettate con riserva e poi, da settembre, hanno cominciato a essere respinte (in terra lucana, al centro della contestazione sul computo del fatturato Ssn ci sono ticket e integrativa). Federfarma sta valutando se unirsi all’azione legale promossa dalla Federazione, il dilemma più forte è dato dai numeri: sono cinque in tutto le farmacie che con l’applicazione del parere ministeriale vedrebbero scendere il loro fatturato al di sotto della soglia utile per le agevolazioni.