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Remunerazione, il Ministero chiede una proposta condivisa entro il 20 settembre

1 Agosto 2019

Invarianza di costi per il Servizio sanitario. Si riprende a parlare di riforma della remunerazione per farmacie e grossisti (dopo l’accordo del 2012 sconfessato dal Mef) e la “conditio sine qua non” resta sempre quella: nessuna spesa aggiuntiva per le casse pubbliche. Lo hanno detto i tecnici del ministro Tria nell’incontro esplorativo organizzato ieri al dicastero della Salute con filiera e istituzioni per rifare il punto sul tema. Dal summit Federfarma, Assofarm, Adf e Federfarma Servizi – cioè il quartetto che a primavera, dopo il mancato rinnovo della proroga alla legge 135/2012, aveva ricominciato a ragionare sulla remunerazione – esce con un’apertura di credito: per il 20 settembre, è l’indicazione con cui il ministero della Salute ha chiuso i lavori, il gruppo dovrà ripresentarsi con una proposta di riforma che sia condivisa almeno dai due segmenti della distribuzione.

Per i due sindacati delle farmacie basta questa “commissione” a paragonare l’incontro di ieri al proverbiale bicchiere mezzo pieno, ma la parte vuota non va sottovalutata. Per cominciare, come detto, c’è il paletto del Mef sull’invarianza di risorse, dove per risorse si intendono quelle attuali anche se nessuno l’ha detto a chiare lettere. Ma le mani avanti le hanno messe anche le Regioni, per le quali ogni ragionamento sulla remunerazione delle farmacie va ricondotta nella negoziazione sul nuovo Patto per la salute e sulla governance farmaceutica. E rischia di complicare la partita anche il “defilamento” dei produttori, presenti ieri all’incontro con Farmindustria e Assogenerici: la riforma della remunerazione, hanno detto le due delegazioni, non ci riguarda e stiamo bene così (cioè con l’attuale sistema dei margini). In altri termini, è l’avviso delle imprese, giocate con i numeri quanto volete ma non toccate la nostra quota di margine.

E le farmacie? Il paletto piantato dal Mef, a quanto pare, era previsto. «Sapevamo che l’invarianza sarebbe stata messa sul tavolo» dice a FPress il presidente di Assofarm, Venanzio Gizzi «non è un problema perché non vogliamo gravare sui bilanci, le risorse ce le andremo a cercare nei risparmi che i servizi genereranno in termini di minori ricoveri e spesa». «L’invarianza va bene» conferma Cossolo «ma abbiamo avvertito il Mef che per noi questa invarianza è sulla spesa farmaceutica totale, non su quella convenzionata, che regredisce da anni perché compressa da ospedaliera e distribuzione diretta».

C’è invece soddisfazione per essere riusciti a lanciare i messaggi che più premevano ai due aindacati. «La remunerazione va cambiata perché oggi le farmacie non ci stanno più» spiega Gizzi. «La redditività da Ssn continua a calare di anno in anno» aggiunge Marco Cossolo, presidente di Federfarma «ieri siamo riusciti a far capire alle Regioni che se non si inverte la tendenza presto le farmacie diventeranno qualcos’altro».

Prossimo step il 5 agosto, quando – riferisce ancora Cossolo – «ci rivedremo noi quattro e Iqvia (incaricata di supportare il gruppo dal punto di vita tecnico, ndr) per lavorare sulla proposta da portare il 20». Nella stessa giornata è anche programamto l’incontro tra i vertici della Federazione e le Federfarma territoriali che hanno chiesto di essere aggiornate sui lavori perché non condividono l’impostazione data dal sindacato alla riforma.