Ma in Italia si registra o no una diffusa carenza (o indisponibilità) di farmaci? È il dubbio che resta dopo il breve confronto a distanza che sul tema si è registrato nei giorni scorsi tra Cittadinanzattiva e ministero della Salute. In breve: mercoledì scorso (29 aprile) l’associazione presenta a Roma l’VIII Rapporto sulla farmacia, redatto (come le edizioni precedenti) in collaborazione con Federfarma. Dall’indagine emergono cifre preoccupanti: «il 95% dei farmacisti» dice Cittadinanzattiva «dichiara di avere sperimentato negli ultimi dodici mesi indisponibilità o carenze durevoli e sistematiche, con valori sostanzialmente sovrapponibili tra contesti urbani (95,4%) e rurali (94,5%)». Indicazioni altrettanto significative lato pazienti: il 26,6% dice di aver dovuto attendere più del normale per avere un farmaco (ma i tempi sono comunque rimasti «compatibili» con le necessità del caso), un altro 10,6% ha invece vissuto ritardi critici rispetto ai bisogni terapeutici.
La fotografia scattata dal Rapporto ha subito attirato l’attenzione della stampa: in un articolo uscito mercoledì stesso, Il Sole 24 Ore “aggancia” i numeri di Cittadinanzattiva all’allarme lanciato pochi giorni prima da Farmindustria sugli effetti della crisi Usa-Iran e alle preoccupazioni di Egualia sulle catene di approvvigionamento: Il 41% delle aziende» dichiara al quotidiano il presidente Riccardo Zagaria «dispone di scorte per sole 8-10 settimane».
Nel pomeriggio stesso si riunisce al Ministero il Tavolo di lavoro sull’approvvigionamento dei farmaci, che dal 2015 riunisce istituzioni e organizzazioni della filiera farmaceutica. Il tempo di raccogliere i rapporti di tutti i presenti e subito parte il contromessaggio: la situazione è sotto controllo, «non ci sono carenze e all’orizzonte non ci sono aumenti dei prezzi».
Da notare che al Tavolo del Ministero siedono le stesse organizzazioni degli industriali che Il Sole 24 Ore citava nell’articolo uscito la mattina stessa. «Il quadro internazionale resta molto complesso e caratterizzato da forti pressioni sui costi» è il commento rilasciato al termine della riunione pomeridiana da Marcello Cattani, presidente di Farmindustria «apprezziamo l’azione del Governo nel monitoraggio costante della situazione e crediamo che il Tavolo tecnico rappresenti uno strumento fondamentale di confronto e prevenzione. Diventa sempre più importante rafforzare gli investimenti in Europa e ridurre la dipendenza da aree extra Ue, proseguendo nel lavoro già avviato anche nell’ambito dell’iter del Testo unico sulla farmaceutica».
Rassicurazioni anche da Federfarma, che in una nota diffusa il 30 aprile parla di «quadro sostanzialmente stabile, pur con alcune preoccupazioni legate all’aumento dei costi di principi attivi e materiali di confezionamento». Sulla stessa linea Federfarma Servizi, che in un comunicato elogia la «sensibilità ed efficacia operativa del ministero della Salute» che con la riunione del Tavolo sulle carenze «ha voluto monitorare le criticità legate all’attuale situazione geopolitica internazionale».
Non resta che chiedersi come sia saltato fuori quel 95% di farmacisti che riferisce di indisponibilità o carenze durevoli e sistematiche negli ultimi dodici mesi.