Sembrerebbero ridursi le liste di attesa nella sanità pubblica per visite ed esami. Lo ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci, nell’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa dove fa il punto delle misure messe in campo per risolvere uno dei problemi più spinosi del Servizio sanitario nazionale: in un anno, dal primo bimestre 2025 al primo bimestre 2026, gli esami diagnostici erogati nel rispetto dei tempi di legge sono cresciuti di quasi il 2% e le visite specialistiche di quasi il 3%, ha detto il ministro. Nessun cenno ai servizi delle farmacie, che ora dovranno capire quale sia stato il loro contributo su quell’accorciamento di due punti percentuali delle liste d’attesa.
Secondo Schillaci, in ogni caso, i dati raccolti dalla piattaforma nazionale di Agenas, elaborati su 50 milioni di prenotazioni e annunciati come prossimi alla pubblicazione, segnerebbero una svolta dopo «vent’anni di peggioramenti documentati». Il ministro rivendica dunque un’inversione di tendenza e respinge l’idea che nulla sia cambiato dall’entrata in vigore del decreto legge 73, il cosiddetto decreto “taglia code”.
Alla base del miglioramento, nell’analisi del titolare della Salute, ci sarebbe anche il contrasto a pratiche che in passato avrebbero alterato la fotografia reale delle attese: agende chiuse artificialmente, rinvii tecnici e sistemi di conteggio che facevano partire il cronometro non dalla prima richiesta del cittadino ma da contatti successivi. «Pratiche che ho contrastato duramente e continuerò a contrastare», afferma nell’intervista.
Schillaci cita poi alcune esperienze territoriali considerate virtuose. L’Asl di Caserta, in Campania, garantirebbe Tac del torace con tempi medi di quattro giorni per le prestazioni in classe B; l’Inrca delle Marche assicurerebbe visite cardiologiche in sei giorni; l’Azienda ospedaliero-universitaria pisana erogherebbe visite oculistiche in cinque giorni. E aggiunge che oltre mille ospedali avrebbero migliorato le proprie performance di almeno il 20% su base annua.
Il ministro riconosce però che resta ancora molto da fare. Per esami diagnostici e visite specialistiche, afferma, rispettivamente l’87,2% e l’80,9% delle prestazioni rientrerebbe oggi nei tempi previsti dalla legge. Resta quindi una quota rilevante, soprattutto per le urgenze, che continua a sfuggire agli standard. «Quel 20% abbondante di prestazioni urgenti non offerte nei tempi previsti va ancora aggredito», osserva.
Uno dei nodi centrali, secondo Schillaci, è l’appropriatezza prescrittiva. Il ministro richiama le forti differenze territoriali nel numero di prescrizioni e sostiene che circa il 20% di visite ed esami richiesti in Italia sia inappropriato, con un costo stimato di 20 miliardi di euro l’anno. Per questo il ministero, insieme all’Istituto Superiore di Sanità, sta pubblicando linee guida sulle venti prestazioni più richieste, con l’obiettivo di orientare i medici verso prescrizioni più mirate e liberare capacità produttiva.
Nel pacchetto delle soluzioni rientrano anche la presa in carico dei cronici e dei fragili, che per i controlli dovrebbero ricevere l’appuntamento direttamente dai centri di riferimento senza passare dal Cup, la piena operatività di case e ospedali di comunità, la digitalizzazione e il Fascicolo sanitario elettronico per evitare duplicazioni di esami. Citata anche Mia, la piattaforma sperimentale di Agenas basata su intelligenza artificiale che dovrebbe supportare i medici nelle scelte prescrittive.