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Insonnia, un policy paper propone legge che l’annoveri tra le cronicità

15 Aprile 2026

«L’insonnia cronica non è un semplice fastidio notturno, ma una cronicità con ricadute cliniche, sociali ed economiche rilevanti. Tanto che secondo le stime, in Italia la patologia interessa almeno il 6% della popolazione adulta, anche se secondo diversi esperti la quota reale potrebbe collocarsi tra il 10 e il 15%». È quanto riporta il Policy Paper elaborato dal Gruppo di lavoro su insonnia e altri disturbi del sonno (nato nell’ambito dell’Intergruppo Parlamentare per le Neuroscienze e l’Alzheimer) e presentato ieri a Roma, al Centro Studi Americani, alla presenza, tra gli altri, del ministro della Salute Orazio Schillaci. Il documento, dedicato all’insonnia cronica e agli altri disturbi del sonno, punta a ottenere per queste condizioni un riconoscimento legislativo come priorità di salute pubblica, con misure più strutturate di prevenzione, diagnosi e presa in carico.

Il dossier parte da un presupposto netto: l’insonnia cronica non è un semplice disturbo del sonno, ma una condizione con ricadute cliniche, sociali ed economiche rilevanti. I disturbi del sonno attraversano tutte le età, ma mostrano una maggiore incidenza tra i 45 e i 54 anni e oltre i 65 anni. Colpiscono soprattutto le donne, che rappresentano circa il 70% dei pazienti con insonnia cronica. Segnalato anche l’aumento dei casi tra bambini e adolescenti, spesso associato a uso eccessivo di smartphone e social network, con conseguenze sul rendimento scolastico e sulle relazioni.

Sul piano clinico, la definizione richiamata nel paper parla di sonno insufficiente o di scarsa qualità per almeno tre notti alla settimana e per tre mesi consecutivi, con difficoltà di addormentamento o di mantenimento del sonno. Gli effetti, però, si manifestano soprattutto di giorno: stanchezza persistente, irritabilità, ridotta concentrazione, calo dell’attenzione e peggioramento del benessere psicofisico. Secondo i dati citati, oltre il 60% dei pazienti riferisce un impatto negativo importante sulla salute psicologica, mentre il 43% segnala una compromissione della vita sociale. Sul versante cognitivo, il 62% lamenta deficit di concentrazione e il 57% problemi di memoria.

Il dossier insiste poi sul peso economico della patologia. Il costo complessivo stimato raggiungerebbe circa 14 miliardi di euro l’anno, pari allo 0,74% del Pil, tra spesa sanitaria diretta e costi indiretti. In questa seconda voce rientrano assenteismo, minore produttività e incidenti. La perdita media di produttività viene quantificata in circa 5.500 euro pro capite, mentre ogni evento infortunistico o incidente correlato al sonno avrebbe un costo medio di 1.580 euro. Sul lavoro le ricadute sono marcate: circa l’82% delle persone con disturbi del sonno denuncia una riduzione della performance professionale. Anche la sicurezza stradale entra nel quadro: uno studio citato nel documento indica, tra gli autisti con insonnia, un rischio di incidente automobilistico superiore di 1,8 volte.

Non meno rilevante il capitolo delle comorbilità. L’insonnia cronica viene descritta come fattore di rischio associato con maggiore frequenza a depressione, ansia e altre patologie psichiatriche, oltre a un incremento del rischio di depressione maggiore, disturbi da uso di alcol, ideazione suicidaria e psicosi. A questo si aggiunge una criticità organizzativa: la patologia resta largamente sottodiagnosticata e sotto-trattata. Solo il 40% dei pazienti riceverebbe una diagnosi e appena il 21% un trattamento appropriato. In valori assoluti, tra 4 e 5 milioni di persone in Italia convivrebbero con un disturbo del sonno senza adeguato inquadramento clinico o terapeutico.

Da qui le raccomandazioni contenute nel policy paper: riconoscimento dell’insonnia cronica come malattia invalidante, inserimento nella programmazione sanitaria nazionale, definizione di un piano diagnostico-assistenziale dedicato, campagne di sensibilizzazione rivolte alla popolazione e rafforzamento della formazione dei professionisti sanitari per favorire diagnosi tempestive e trattamenti coerenti con le linee guida internazionali. Un impianto che interessa da vicino anche la farmacia territoriale, spesso primo presidio a cui il cittadino si rivolge quando emergono difficoltà di sonno o richiesta di soluzioni sintomatiche.

«L’insonnia cronica è una patologia diffusa che incide in modo significativo sulla salute delle persone e sull’equilibrio della vita quotidiana, con ripercussioni che si estendono anche alla sfera sociale ed economica» ha dichiarato il ministro Schillaci. «Per troppo tempo è stata considerata un disturbo secondario, mentre i dati mostrano con chiarezza che si tratta di un tema di sanità pubblica che richiede una maggiore consapevolezza e un approccio più strutturato».

Sulla stessa linea Beatrice Lorenzin, componente della commissione Bilancio del Senato, che ha indicato l’evento come il primo passo di un percorso parlamentare più ampio sulle malattie del sonno: «Partendo dalle evidenze del Policy Paper possiamo iniziare un’azione politica che parta da un intervento congiunto sull’igiene del sonno, attraverso la formazione dei clinici e la sensibilizzazione e informazione di tutti i cittadini. Da anni sostengo la necessità di integrare il sonno nelle politiche di prevenzione».