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Coperture vaccinali: i dati del Ministero confermano larghe diseguaglianze regionali

1 Settembre 2026

Tredici Regioni sotto la soglia di sicurezza del 95%, ma soprattutto un’Italia spaccata da divari territoriali che per l’antidifterica superano gli undici punti percentuali. È la fotografia che emerge dagli ultimi dati del ministero della Salute sulle coperture vaccinali pediatriche nel 2025: se Lombardia (97,56%), Toscana (97,90%) e Provincia autonoma di Trento (97,18%) superano largamente l’obiettivo indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità, la Sicilia si ferma all’85,88% e Bolzano all’87,39%. Un quadro che acquista particolare rilievo dopo la morte, il 20 agosto a Palermo, di una bambina di quattro anni non vaccinata, primo decesso per difterite registrato in Italia in età pediatrica dal 2015.

I numeri, diffusi da ministero della Salute e istituto superiore di sanità e ripresi dalla stampa, mostrano una media nazionale appena al di sotto del 95%, ma nascondono differenze marcate. Oltre alla Sicilia e alla provincia di Bolzano, restano distanti dall’obiettivo Puglia (91,72%), Abruzzo (92,33%), Molise (92,53%), Friuli Venezia Giulia (92,57%), Sardegna (92,82%) e Basilicata (92,93%); la Valle d’Aosta arriva al 93,76%. Complessivamente, sono 13 le Regioni e Province autonome che non raggiungono il 95%.

Il dato relativo alla difterite è sostanzialmente sovrapponibile a quello di tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e Haemophilus influenzae di tipo b, perché nei primi anni di vita la protezione viene assicurata con il vaccino esavalente. Si tratta di immunizzazioni comprese tra quelle obbligatorie per i minori dalla legge 119/2017, che portò da quattro a dieci le vaccinazioni soggette a obbligo.

Il confronto con le rilevazioni precedenti mostra peraltro quanto possano essere rapidi gli scostamenti. Nei dati ministeriali aggiornati al 31 dicembre 2024 sui bambini nati nel 2022, la copertura siciliana per il ciclo di base dell’esavalente era già la più bassa d’Italia, all’85,13%, mentre Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana superavano il 97%. Ancora più critico nell’Isola era il recupero nelle età successive: intorno ai 5-6 anni la copertura per la quarta dose contro difterite, tetano, pertosse e polio scendeva sotto il 68% e tra i sedicenni la quinta dose contro difterite, tetano e pertosse si fermava al 25%, contro una media nazionale del 65,6%.

È proprio la situazione siciliana ad avere riportato la questione al centro dell’attenzione. L’Istituto superiore di sanità ha confermato la presenza di Corynebacterium diphtheriae e del gene responsabile della produzione della tossina difterica nei campioni della bambina morta a Palermo. La Regione ha quindi istituito una task force di infettivologi, epidemiologi e altri specialisti con il compito di monitorare i casi e soprattutto mettere a punto interventi per recuperare le coperture pediatriche.

Dalla prima riunione del gruppo di lavoro, il 28 agosto, è emerso che i due casi registrati a Palermo, entrambi nello stesso nucleo familiare, non configurano un cluster epidemico. «Non siamo di fronte a un’emergenza», ha precisato l’assessore regionale alla Salute Marcello Caruso, «ma a un campanello d’allarme». Tra le misure allo studio figurano punti vaccinali nelle scuole nelle aree più critiche, prenotazione della prima vaccinazione già nei punti nascita, potenziamento della diagnostica microbiologica e una nuova campagna regionale rivolta in particolare a genitori e giovani coppie.

Il tema resta intanto aperto anche sul piano nazionale. Il Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2023-2025, prorogato per il 2026, mantiene il calendario delle immunizzazioni pediatriche, mentre lo scorso luglio il Consiglio superiore di sanità si è espresso per il mantenimento dell’obbligo. Secondo quanto riferisce il Sole 24 Ore, dal ministero dovrebbe arrivare a breve una risposta positiva, in linea con la posizione più volte espressa dal ministro Orazio Schillaci a favore delle vaccinazioni e di strategie omogenee sul territorio nazionale.