Arriva dal Bolognese l’ennesima conferma che, in troppi casi, scaffali e armadi delle strutture sanitarie pubbliche rappresentano un punto debole dove malintenzionati e ladri possono approvvigionarsi con troppa facilità di medicinali, anche stupefacenti. L’ultimo episodio riguarda un infermiere con funzioni di tutor ospedaliero, arrestato dai carabinieri con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e ora anche indagato per peculato, dopo il ritrovamento di confezioni di farmaci a uso esclusivamente ospedaliero tra il materiale sequestrato.
L’arresto è stato eseguito dai militari della Compagnia di Casalecchio di Reno, con il supporto delle unità cinofile del Comando provinciale di Bologna, al termine di una perquisizione disposta dalla Procura. Le verifiche hanno interessato sia l’abitazione dell’indagato sia gli armadietti personali nella struttura sanitaria dove prestava servizio. Il bilancio dell’operazione comprende oltre un chilogrammo di marijuana, 2,3 grammi di hashish già suddivisi in dosi, semi di cannabis, materiale per il confezionamento e la pesatura di precisione, attrezzature per la coltivazione e 905 euro in contanti.
A far scattare anche l’ipotesi di peculato è stato il rinvenimento di nove confezioni di medicinali contrassegnate dalla dicitura «Presidio ospedaliero-ambulatoriale», che ne identifica la destinazione esclusiva alle strutture del Servizio sanitario nazionale. Tra i farmaci sequestrati figurava anche il tramadolo, analgesico oppioide classificato tra le sostanze psicotrope e stupefacenti, il cui possesso ingiustificato ha indotto gli investigatori a ipotizzare la sottrazione dal circuito ospedaliero. L’infermiere è stato posto agli arresti domiciliari in attesa degli sviluppi del procedimento giudiziario.
L’episodio riporta al centro dell’attenzione il tema della sicurezza nella gestione dei medicinali custoditi nelle strutture sanitarie pubbliche. Negli ultimi mesi la cronaca ha registrato numerosi casi di furti e sottrazioni di farmaci in ospedali e magazzini delle aziende sanitarie, con particolare interesse per medicinali ad alto valore economico oppure contenenti principi attivi stupefacenti, come gli oppioidi. In questo caso, tuttavia, l’inchiesta prospetta uno scenario diverso: non un’intrusione dall’esterno, ma l’eventuale appropriazione indebita da parte di un operatore sanitario che, proprio per le mansioni svolte, aveva accesso ai locali e ai medicinali.
L’indagine dovrà ora chiarire la provenienza delle confezioni sequestrate, l’eventuale entità delle sottrazioni e se vi siano stati altri episodi analoghi. Resta però il dato di fondo: ogni vicenda di questo tipo evidenzia ancora una volta la necessità di rafforzare i sistemi di controllo sugli armadi farmaceutici, sulla tracciabilità dei medicinali e sulle procedure di verifica delle giacenze, soprattutto quando si tratta di farmaci soggetti a particolari regimi di vigilanza.