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Carenze, Iqvia: il 74% dei casi coinvolge almeno otto paesi europei

16 Settembre 2026

Le carenze di medicinali sono sempre meno un fenomeno circoscritto ai singoli mercati nazionali e sempre più un problema europeo, che richiede sistemi di allerta precoce e una collaborazione più stretta tra industria e distribuzione. È il quadro che emerge dall’analisi condotta da Iqvia e rilanciata da Liphe-Logistica integrata pharma healthcare, l’associazione che rappresenta gli operatori della logistica e della distribuzione dei prodotti sanitari. In Europa, secondo i dati, sono circa novemila le carenze attive segnalate pubblicamente, con un ricambio particolarmente elevato: ogni mese vengono registrati o risolti tra 1.500 e 2.000 casi.

A confermare la dimensione sovranazionale del problema è un’analisi Iqvia del 2025, dalla quale risulta che fino al 74% delle carenze può essere definito «paneuropeo», perché interessa contemporaneamente almeno otto Paesi. Un effetto domino che, secondo Liphe, rende sempre più importante intercettare tempestivamente i segnali provenienti dagli altri mercati per prevenire o almeno attenuare le ripercussioni sulla disponibilità dei medicinali.

«Di fronte a questo scenario, la capacità della catena di approvvigionamento di tracciare precocemente e agire insieme è l’unico strumento in grado di proteggere la continuità terapeutica dei pazienti», osserva Pierluigi Petrone, presidente di Liphe. Per Antonella Levante, senior vice president e general manager Italy & Greece di Iqvia, occorre invece rafforzare «collaborazione, visibilità e processi decisionali basati sui dati» lungo l’intero ecosistema sanitario, facendo ricorso anche ad analisi avanzate e strumenti previsionali per anticipare i rischi sulla supply chain.

Indicazioni interessanti arrivano anche da un progetto pilota condotto da Iqvia per nove settimane: il 21% delle allerte sovranazionali riguardanti medicinali critici si è successivamente tradotto in una carenza anche in Italia. Il dato, secondo Liphe, suggerisce che un monitoraggio continuativo degli altri mercati europei potrebbe consentire di individuare in anticipo situazioni destinate a propagarsi al nostro Paese, lasciando più tempo agli operatori per adottare misure di mitigazione.

Su queste premesse si basa il progetto avviato da Liphe e Iqvia Italia per favorire un dialogo continuativo tra produttori e distributori e migliorare la condivisione delle informazioni lungo la filiera. «Dobbiamo superare la logica della gestione dell’emergenza per ideare, insieme all’industria, modelli di gestione virtuosa e condivisa, in linea con il percorso delineato dalla riforma dell’Ue», afferma Mila De Iure, direttore generale dell’associazione.

In questa prospettiva, Liphe rivendica per la logistica sanitaria un ruolo non soltanto operativo, ma anche informativo: una maggiore visibilità lungo la supply chain dovrebbe permettere di individuare prima le criticità e intervenire più rapidamente. Un’impostazione che l’associazione collega anche agli obiettivi del Critical Medicines Act europeo, nel quale resilienza degli approvvigionamenti e sicurezza della disponibilità dei medicinali critici rappresentano due dei temi centrali.