Non basta l’impegno delle farmacie ad avvicinare l’Italia ai tassi di copertura vaccinale contro l’influenza raccomandati dalle autorità internazionali. È quanto emerge dagli ultimi dati diffusi dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), secondo i quali nel 2024 soltanto il 53,3% degli italiani con almeno 65 anni risultava vaccinato contro l’influenza. Una percentuale che lascia il nostro Paese lontano dall’obiettivo del 75% indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e nella parte medio-bassa della graduatoria internazionale.
Il confronto con gli altri Paesi è impietoso soprattutto guardando alla testa della classifica. Secondo i dati Ocse, in Messico la copertura tra gli over 65 raggiunge l’85,9%, in Corea l’83,4% e in Irlanda il 75,7%. Seguono Danimarca con il 75,6% e Regno Unito con il 74,9%, praticamente a ridosso dell’obiettivo Oms. Sopra l’Italia si collocano anche Svezia (69%), Portogallo (67,5%), Stati Uniti (67,1%), Spagna (67%), Norvegia (65,8%), Cile (64,9%), Paesi Bassi (64,1%), Canada (62,9%), Nuova Zelanda (62,2%), Australia (61,1%), Grecia (59,9%) e Finlandia (59%). Nel complesso, l’Ocse calcola che nel 2024 la copertura media degli over 65 nei Paesi aderenti sia stata del 51%, contro il 46% del 2019 ma sotto il picco del 55% raggiunto nel 2021, quando la pandemia aveva accresciuto l’attenzione verso la prevenzione vaccinale.
Il 53,3% attribuito all’Italia corrisponde alla copertura registrata dal ministero della Salute nella stagione 2023-2024. E il dato più recente, relativo alla campagna successiva, non offre segnali di recupero: nella stagione 2024-2025 la percentuale di anziani vaccinati è scesa ulteriormente al 52,5%, 0,8 punti in meno rispetto all’anno precedente. Si consolida così il progressivo arretramento seguito al 65,3% raggiunto nella stagione pandemica 2020-2021. Nella popolazione generale, invece, la copertura 2024-2025 è salita leggermente dal 18,9 al 19,6%.
Numeri che acquistano particolare rilievo per le farmacie, entrate stabilmente nella rete vaccinale dopo la sperimentazione avviata durante la pandemia. La normativa consente ai farmacisti opportunamente formati di somministrare i vaccini antinfluenzali e anti-Covid e l’Accordo collettivo nazionale entrato in vigore nel 2025 ha ormai ricondotto anche l’attività vaccinale tra le prestazioni della farmacia dei servizi, lasciando agli accordi regionali la disciplina della distribuzione delle dosi destinate agli aventi diritto e della relativa remunerazione.
L’allargamento dei punti di somministrazione, tuttavia, non è stato finora sufficiente a invertire la tendenza. L’Oms ricorda che l’obiettivo di vaccinare contro l’influenza almeno il 75% degli anziani risale addirittura al 2003 e resta ancora largamente disatteso: nella Regione europea soltanto quattro Paesi avevano raggiunto tale soglia nella stagione 2022-2023. Tra le cause delle basse adesioni, l’Organizzazione cita non soltanto i problemi di accesso, ma anche la scarsa percezione del rischio, la mancanza di una raccomandazione attiva da parte dei professionisti sanitari e la ridotta fiducia nella vaccinazione.
Per l’Italia la distanza resta considerevole anche rispetto agli obiettivi nazionali: il ministero della Salute indica infatti per i gruppi target una copertura minima auspicabile del 75% e una ottimale del 95%. Con il 52,5% registrato nell’ultima stagione disponibile, agli over 65 italiani mancano dunque più di 22 punti percentuali anche soltanto per raggiungere la soglia minima.