attualita

Decreto Fentanyl, l’Anmvi chiede esclusione delle strutture veterinarie

8 Settembre 2026

Escludere le strutture veterinarie dal cosiddetto «decreto Fentanyl», perché le nuove misure di sicurezza allo studio del ministero della Salute rispondono a vulnerabilità emerse in altri setting assistenziali e rischiano invece di imporre alla veterinaria privata oneri sproporzionati, fino a mettere in difficoltà la continuità delle cure agli animali. È la richiesta dell’Anmvi, l’Associazione nazionale medici veterinari italiani, sullo schema di decreto che introduce requisiti uniformi più stringenti per custodia, sicurezza, tracciabilità e gestione dei medicinali stupefacenti e psicotropi nelle strutture sanitarie pubbliche e private.

Il provvedimento, collegato al Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio di Fentanyl e altri oppioidi sintetici e messo a punto anche alla luce dei recenti furti di Fentanyl da una farmacia ospedaliera romana, si applica anche ai medicinali veterinari e alle strutture veterinarie private. Nel perimetro rientrano le sostanze comprese nelle sezioni A, B e C della Tabella dei medicinali del Testo unico sugli stupefacenti (Dpr 309/1990).

Proprio su questo punto si concentra la contestazione dell’Anmvi, che ha scritto al ministero della Salute, alla Presidenza del Consiglio, alla Conferenza Stato-Regioni e agli assessorati interessati per chiedere lo stralcio delle strutture veterinarie e l’apertura di un confronto con le rappresentanze della categoria. Secondo l’Associazione, il testo nella formulazione attuale sarebbe «inapplicabile» al settore, perché non terrebbe adeguatamente conto delle caratteristiche dell’esercizio professionale veterinario e della specifica normativa di riferimento, compreso l’Accordo Stato-Regioni sui requisiti minimi delle strutture.

L’obiezione di fondo è che il decreto finirebbe per assoggettare alle stesse prescrizioni realtà molto diverse tra loro. Nelle strutture veterinarie, osserva l’Anmvi, i quantitativi di stupefacenti detenuti sono sensibilmente inferiori rispetto alle grandi strutture ospedaliere, non è presente una farmacia interna e sono già in vigore sistemi che assicurano un’elevata tracciabilità. «I medici veterinari non accettano eccessi regolatori», afferma l’Associazione, paventando il rischio di «interruzioni di continuità delle prestazioni ai pazienti animali, chirurgiche, post operatorie e per la terapia del dolore».

L’Anmvi ricorda inoltre che le vulnerabilità alla base delle recenti misure di rafforzamento dei controlli sul Fentanyl «non si sono verificate nelle strutture veterinarie». Autenticità della ricetta, veridicità della prescrizione e congruità dei quantitativi, sottolinea il sindacato, sono già garantite dal Sistema informativo dei medicinali veterinari VetInfo. E sul Fentanyl, in particolare, in veterinaria risulta autorizzato un solo medicinale, Fentadon 50 μg/ml, soluzione iniettabile per cani impiegata per l’analgesia intraoperatoria e il controllo del dolore postoperatorio. Il Ministero, inoltre, aveva già indicato specifiche misure di prevenzione per il settore veterinario nell’ambito del Piano nazionale.

A preoccupare sono infine gli effetti della stretta su tutte le sostanze interessate, Ketamina compresa, e gli adempimenti strutturali previsti, dalle telecamere ai sistemi di controllo degli accessi e ai sigilli. Misure che, secondo l’Anmvi, comporterebbero costi e aggravi organizzativi per le strutture private senza che sia stata effettuata una preventiva valutazione d’impatto.

Resta intanto da chiarire l’iter del provvedimento. Lo schema, che per diventare definitivo deve passare dalla Conferenza Stato-Regioni, era atteso nella seduta del 10 settembre dopo un primo confronto con le Regioni il 4 settembre. Nell’ordine del giorno della riunione, però, al momento il decreto non compare.