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Mmg nelle Case di comunità, Smi in sciopero contro l’intesa di giugno

16 Settembre 2026

È iniziato ieri e prosegue oggi, 16 settembre, lo sciopero nazionale dei medici di medicina generale proclamato dal Sindacato medici italiani (Smi) contro l’accordo stralcio che disciplina la partecipazione dei professionisti alle attività delle Case della comunità. La mobilitazione interessa i medici convenzionati aderenti e nelle principali città è stata accompagnata da assemblee e manifestazioni.

Al centro della protesta c’è l’intesa sottoscritta il 23 giugno da Sisac, in rappresentanza delle Regioni, Fimmg e Fmt, per regolare il contributo della medicina generale al funzionamento delle Case della comunità previste dal Pnrr. L’accordo stabilisce per i medici di famiglia un impegno fino a sei ore settimanali, per 48 settimane l’anno, da svolgere nelle strutture territoriali nella fascia 8-20 e in turni di almeno tre ore continuative. La remunerazione prevista è di 38,72 euro l’ora, oltre agli oneri. Spetta alle singole aziende sanitarie determinare il fabbisogno orario delle Case della comunità, utilizzando prima il personale già assegnato alle attività orarie e distribuendo quindi le ore residue tra i medici che operano nel territorio di riferimento.

È proprio il cosiddetto «debito orario» uno dei punti maggiormente contestati dallo Smi, che rifiuta anche l’impianto del ruolo unico della medicina generale. Il sindacato propone invece un «doppio canale», con la possibilità per i professionisti di scegliere volontariamente l’accesso alla dipendenza, e chiede l’istituzione di una scuola universitaria di specializzazione in medicina generale, il ripristino dell’area della Medicina dei servizi, il rafforzamento degli organici del 118 e maggiori tutele contrattuali, in particolare per maternità e infortunio. «In assenza d’impegni precisi della Parte pubblica i medici sono stati costretti allo sciopero», ha spiegato la segreteria nazionale dello Smi.

La Fimmg ha invece preso le distanze dalla mobilitazione. Pur riconoscendo le difficoltà della categoria e, in particolare, i crescenti carichi di lavoro, la Federazione ritiene che la strada da seguire sia quella della contrattazione. Anche sulla presenza dei medici nelle Case della comunità, la posizione espressa in questi giorni è di lavorare sulle modalità operative anziché rimettere in discussione il modello: l’obiettivo, sostiene il sindacato, è evitare che l’attività nelle nuove strutture si riduca a una sorta di «guardia medica diurna» concentrata su ricette e certificazioni, preservando invece le funzioni di prevenzione, cronicità e presa in carico.

Lo sciopero prevede la sospensione dell’attività ordinaria nella fascia 8-20, ma restano garantite le prestazioni indispensabili. In particolare, sono assicurate le visite domiciliari urgenti, valutando le condizioni cliniche e la possibilità del paziente di spostarsi, l’assistenza domiciliare integrata, quella programmata ai malati terminali e le ulteriori attività definite essenziali dagli accordi regionali.

La protesta si inserisce nel confronto, ancora aperto, sul futuro assetto della medicina generale. Le Regioni si erano impegnate, contestualmente all’intesa sulle Case della comunità, ad avviare il negoziato sul triennio contrattuale 2025-2027 e a emanare entro il 30 settembre l’atto di indirizzo per l’intera medicina generale. Lo Smi punta anche sulla via parlamentare: una petizione promossa dalla segretaria generale Pina Onotri per chiedere interventi legislativi e risorse dedicate alla riforma della medicina generale ha superato le 9.300 firme ed è stata assegnata il 9 settembre alla commissione Affari sociali della Camera.