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Influenza, Iqvia-Assosalute: un italiano su due si rivolge al farmacista

18 Settembre 2026

Quasi un italiano su due ha avuto influenza o sintomi influenzali nell’ultimo anno e il 51% li ha gestiti senza rivolgersi al medico, ricorrendo all’automedicazione responsabile e al consiglio del farmacista. È la fotografia scattata dall’Osservatorio Salute Iqvia, presentata ieri da Assosalute, che conferma il ruolo della farmacia sia nella gestione dei disturbi respiratori sia nella prevenzione vaccinale.

Secondo l’indagine, il 48% degli italiani dichiara di avere avuto influenza o sintomi assimilabili negli ultimi 12 mesi. I disturbi riferiti più spesso sono raffreddore (83%), tosse (72%), dolori e malessere generale (62%), mal di testa (56%) e febbre superiore a 38 gradi (46%); seguono i disturbi gastrointestinali, segnalati dal 27%. La durata media della sintomatologia è di sei giorni. Tra gli under 35 sono più frequenti mal di testa, febbre e problemi gastrointestinali, mentre negli over 60 la febbre elevata compare meno spesso.

Un dato, quest’ultimo, che può avere rilievo anche nell’attività al banco. «Negli anziani, anche in presenza di vera influenza, la febbre può non essere particolarmente elevata, a causa di una risposta immunitaria meno pronta», avverte Fabrizio Pregliasco, professore associato all’Università degli Studi di Milano e direttore sanitario dell’Irccs Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio. In questi pazienti, aggiunge, occorre prestare attenzione anche a confusione mentale, aumento della frequenza cardiaca o respiratoria e peggioramento delle condizioni generali.

Quanto ai comportamenti, il 49% di chi presenta sintomi influenzali si rivolge a un medico. Il 35% chiede indicazioni al medico di medicina generale, il 9% ricorre al Pronto soccorso o alla continuità assistenziale e il 5% a uno specialista. Per il restante 51% prevalgono invece la gestione autonoma e il consiglio del farmacista. I farmaci di automedicazione rimangono così uno degli strumenti più utilizzati per controllare la sintomatologia, con un ricorso maggiore tra le donne.

Pregliasco richiama però alla necessità di distinguere il trattamento dei sintomi dalla cura della causa: i farmaci da banco possono ridurre febbre, dolore e altri disturbi, mentre riposo e idratazione restano parte della gestione dell’infezione. Gli antibiotici, invece, vanno utilizzati soltanto su indicazione medica in presenza di una sovrainfezione batterica.

La farmacia guadagna terreno anche sul versante vaccinale. Poco più del 20% degli intervistati dichiara di essersi vaccinato contro l’influenza nell’ultimo anno, quota che sale al 38% tra gli over 60. Attualmente il 12% degli italiani che si vaccinano sceglie la farmacia, ma la percentuale raggiunge il 17% tra gli under 35 e scende al 4% tra gli ultrasessantenni. Per la prossima stagione un italiano su tre dichiara l’intenzione di vaccinarsi, proporzione che arriva a uno su due tra gli over 60.

Per il 2026-2027 Pregliasco prevede una circolazione sostenuta di virus respiratori, con influenza, virus respiratorio sinciziale (Rsv), Sars-CoV-2 e rhinovirus che potrebbero determinare complessivamente 12-14 milioni di casi. Dall’emisfero australe arrivano intanto indicazioni sulla prevalenza del ceppo influenzale A/H3N2.

«La farmacia si conferma un punto di riferimento importante per il cittadino, sia nella gestione dei disturbi lievi sia nella prevenzione», osserva Isabella Cecchini, direttrice Primary Market Research e responsabile del Centro Studi Iqvia. I numeri, in particolare tra le fasce più giovani, indicano infatti una crescente propensione a utilizzare la farmacia non soltanto per il consiglio sui farmaci di automedicazione, ma anche come punto di accesso alla vaccinazione.