attualita

Medicina generale, le Regioni: decreto per obbligare i mmg nelle Case di comunità

6 Maggio 2026

La riforma della medicina generale abbozzata dal ministro della Salute, Orazio Schillaci? Per le Regioni non c’è tutta questa fretta, a parte qualche disposizione di dettaglio su cui invece occorre accelerare con lo strumento del decreto legge. Una su tutte, l’obbligo per i mmg di almeno sei ore di attività alla settimana nelle Case di comunità. È l’orientamento che sembra emergere dal confronto tra gli assessori regionali alla Sanità secondo quanto riportato da Quotidiano Sanità, che delinea una strategia in due tempi: disegno di legge per gli interventi strutturali della riforma della mg,  decretazione per l’urgenza. Con ricadute dirette anche sull’assetto dell’assistenza territoriale e, quindi, sul ruolo della farmacia

Il provvedimento d’urgenza, snello e con pochi articoli, avrebbe per obiettivo principale rendere operative nel più breve tempo possibile le Case di comunità finanziate dal Pnrr e tamponare la carenza di medici sul territorio; il ddl con l’architettura della riforma verrebbe di fatto rinviato a una fase successiva insieme ai nodi più complessi della riforma.

Nel decreto legge dovrebbero confluire innanzitutto le misure considerate immediatamente applicabili. Oltre all’obbligo orario per mmg e pediatri di libera scelta – indicativamente sei ore settimanali, modulabili in base al numero di assistiti – l’altro pilastro riguarda la possibilità, per le Regioni in maggiore difficoltà, di ricorrere all’assunzione diretta di medici. Rispetto alle ipotesi iniziali, il perimetro verrebbe ampliato includendo anche specialisti affini, come internisti e geriatri, con l’obiettivo di accelerare la copertura delle aree carenti.

Si tratta di un passaggio che, pur confermando formalmente la centralità del sistema convenzionato, introduce elementi di forte discontinuità. L’obbligo di presenza nelle Case di comunità, infatti, trasformerebbe in vincolo normativo quello che finora era rimasto su base contrattuale, mentre l’apertura alle assunzioni disegna nei fatti un modello ibrido tra convenzione e dipendenza. Una soluzione che punta a conciliare le esigenze delle Regioni più in difficoltà con quelle dei sistemi territoriali già strutturati, come Emilia-Romagna e Toscana, orientati a valorizzare gli assetti organizzativi esistenti.

Resterebbero invece fuori dal decreto tutte le questioni di sistema: dalla revisione della remunerazione alla riforma del percorso formativo, fino all’eventuale istituzione di una specializzazione in medicina generale. Temi che richiedono un iter legislativo ordinario e che verrebbero quindi affidati al ddl, destinato però a slittare nei tempi.

Il percorso operativo prevede ora la riscrittura tecnica del testo da parte dei direttori generali, sulla base dell’indirizzo politico emerso tra gli assessori. Seguiranno nuovi passaggi di confronto con le Regioni e con il Ministero della Salute, con l’obiettivo di arrivare rapidamente all’approvazione di un decreto limitato ma immediatamente efficace. Un’impostazione che, secondo quanto riferito, avrebbe già ricevuto il via libera politico del Governo e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Resta ovviamente da verificare la reazione delle organizzazioni sindacali dei medici, che hanno già espresso forti perplessità sull’ipotesi di obblighi orari e su un possibile riequilibrio verso forme di dipendenza.