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Mmg nelle Case di comunità, contro ministero e regioni anche Fnomceo

19 Maggio 2026

La contrarietà della Fnomceo all’ipotesi di trasformare i medici di famiglia in dipendenti del Servizio sanitario nazionale aggiunge un nuovo tassello allo scontro che si è aperto sulla riforma della medicina generale e sul progetto di portare in modo strutturale i mmg nelle Case di comunità. Sul tavolo ci sono le bozze di intervento a cui stanno lavorando ministero della Salute e Regioni per rendere operative le strutture territoriali previste dal Pnrr, con l’obiettivo di garantire una presenza stabile dei medici di famiglia nelle Case di comunità e una maggiore copertura assistenziale sul territorio. Secondo le anticipazioni pubblicate nelle ultime settimane, il modello allo studio prevederebbe obblighi di attività nelle Case di comunità e, in alcuni casi, anche la possibilità di accesso a forme di dipendenza dal Ssn.

A contestare l’impianto della riforma sono stati innanzitutto i sindacati della medicina generale, con la Fimmg che nei giorni scorsi ha parlato apertamente di mobilitazione e sciopero. Ma sul tema è intervenuta anche la Federazione nazionale degli Ordini dei medici, che attraverso il presidente Filippo Anelli ha espresso forti perplessità sull’ipotesi di trasformare i medici convenzionati in dipendenti.

Secondo Anelli, il nodo non riguarda la necessità di rafforzare la medicina territoriale o di far funzionare le Case di comunità, obiettivi che la stessa Fnomceo considera necessari, ma il modello organizzativo scelto per raggiungerli. In diverse prese di posizione diffuse negli ultimi mesi, la Federazione ha sostenuto che il passaggio alla dipendenza rischierebbe di compromettere il rapporto fiduciario tra medico e paziente e la capillarità dell’assistenza territoriale.

«Il passaggio alla dipendenza farebbe saltare la capillarità dell’assistenza» aveva già dichiarato Anelli in un documento pubblicato dalla Fnomceo sul tema delle Case di comunità, sostenendo che le Regioni avrebbero difficoltà a garantire strutture, personale e ambulatori adeguati in tutte le aree del Paese. Nello stesso intervento, il presidente della Federazione aveva anche ricordato che «non è certo la natura giuridica del rapporto di lavoro» a impedire ai medici di medicina generale di lavorare nelle Case di comunità.

La linea della Fnomceo punta quindi a mantenere il modello convenzionato, rafforzandolo però attraverso forme associative e nuovi obblighi organizzativi. Una posizione che si colloca a metà tra le richieste delle Regioni, orientate a ottenere una presenza stabile dei medici nelle strutture territoriali, e le resistenze dei sindacati della medicina generale, contrari a qualunque ipotesi di dipendenza.

Le bozze circolate nelle ultime settimane prevederebbero infatti un sistema “misto”: da una parte la convenzione riformata, destinata a restare il modello ordinario della medicina generale, dall’altra la possibilità di una dipendenza selettiva per alcune funzioni territoriali considerate più strutturate. Tra le ipotesi allo studio figurano anche obblighi di presenza nelle Case di comunità per almeno sei ore settimanali, modulati in base al numero di assistiti.

Secondo la Fnomceo, tuttavia, l’obiettivo di far funzionare le Case di comunità potrebbe essere raggiunto senza superare l’attuale rapporto convenzionale. La proposta avanzata dalla Federazione è quella di inserire i medici di famiglia nelle strutture territoriali attraverso le loro forme associative, demandando al rinnovo dell’Accordo collettivo nazionale la definizione di compiti, orari e modalità operative.

Il confronto tra ministero, Regioni e rappresentanze dei medici proseguirà nelle prossime settimane, anche perché il governo punta a rendere operative entro le scadenze del Pnrr le oltre mille Case di comunità previste dal nuovo modello di assistenza territoriale. Sullo sfondo restano le criticità legate alla carenza di medici di medicina generale e alla difficoltà di coprire le aree carenti, elementi che stanno spingendo l’esecutivo a cercare una revisione più ampia dell’organizzazione delle cure primarie.