L’infezione da Papillomavirus umano (Hpv) non riguarda soltanto gli adolescenti né esclusivamente la salute femminile. È il messaggio emerso dal convegno nazionale “Hpv in età adulta. Prevenzione, vaccinazione e strategia integrata”, che si è svolto ieri a Roma con il patrocinio delle principali società scientifiche impegnate nella ginecologia, nella prevenzione e nella sanità pubblica.
Al centro dell’incontro, il ruolo della vaccinazione anti-Hpv nell’età adulta e la necessità di un approccio integrato che affianchi immunizzazione, screening e counselling. Secondo gli specialisti intervenuti, una quota rilevante di lesioni precancerose, recidive dopo trattamento e tumori correlati al Papillomavirus continua infatti a essere diagnosticata anche in donne e uomini adulti, a conferma che la prevenzione non può esaurirsi nell’età adolescenziale.
Tra gli argomenti più volte richiamati nel corso del convegno figura innanzitutto la portata oncologica della vaccinazione. Gli esperti hanno ricordato che il vaccino anti-Hpv è il primo nella storia della medicina in grado di prevenire diverse forme di tumore associate a un’infezione virale. Un aspetto che assume particolare rilievo alla luce della diffusione del virus: circa l’80% delle persone entra infatti in contatto con l’Hpv nel corso della propria vita.
«Oggi disponiamo di uno straordinario strumento di prevenzione: il vaccino anti-Hpv è il primo vaccino capace di prevenire diverse forme di cancro» ha affermato Carlo Maria Stigliano, vicepresidente nazionale Aogoi e responsabile scientifico dell’evento. «È una conquista della medicina che deve essere valorizzata molto di più, soprattutto nella popolazione adulta, dove esistono ancora ampi margini di intervento e di protezione».
Secondo gli specialisti, il beneficio della vaccinazione non va valutato soltanto in termini di riduzione delle infezioni, ma anche per la capacità di prevenire lesioni precancerose, recidive e patologie neoplastiche correlate al virus. In particolare, durante il convegno è stato richiamato il crescente numero di evidenze che indicano come la vaccinazione possa contribuire a ridurre il rischio di nuove infezioni e di recidive anche nelle donne già sottoposte a trattamento per lesioni Hpv-correlate.
Un altro tema ricorrente dei lavori è stato il coinvolgimento della popolazione maschile. Gli esperti hanno ricordato che l’Hpv può causare anche nell’uomo diverse patologie e tumori, compresi quelli dell’orofaringe, oltre al fatto che la popolazione maschile svolge un ruolo importante nella trasmissione del virus.
«Per troppo tempo l’Hpv è stato percepito come un tema esclusivamente femminile. Oggi sappiamo che non è così» ha osservato Elsa Viora, presidente della Sigo. «La prevenzione deve coinvolgere pienamente anche gli uomini, sia perché possono sviluppare malattie Hpv-correlate sia perché rappresentano un tassello fondamentale nella riduzione della circolazione virale».
Da qui il richiamo alla vaccinazione universale e al concetto di “vaccinazione di coppia”, indicato come una delle possibili leve per ampliare la protezione individuale e collettiva. «Vaccinare significa proteggere se stessi, ma anche il proprio partner» ha ricordato ancora Stigliano, sottolineando come la prevenzione debba essere interpretata in una logica condivisa e non limitata al singolo individuo.
Particolare attenzione è stata riservata anche al counselling sanitario. Informazione corretta, screening e vaccinazione sono stati indicati dai relatori come i tre pilastri di una strategia efficace contro le malattie Hpv-correlate. In questo contesto, il ruolo dei professionisti sanitari a contatto con il pubblico assume un’importanza crescente nel contrastare esitazione vaccinale e disinformazione.
Per le farmacie, sempre più coinvolte nelle campagne vaccinali regionali e nelle attività di educazione sanitaria, dal convegno arrivano alcuni messaggi chiave da trasferire ai cittadini: il vaccino anti-Hpv è uno strumento di prevenzione oncologica; l’infezione riguarda sia donne sia uomini; l’esposizione al virus è estremamente frequente nella popolazione generale; la protezione può mantenere un valore anche in età adulta e dopo trattamenti per lesioni correlate all’Hpv; la prevenzione richiede l’integrazione tra vaccinazione e screening.