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Distribuzione diretta, dall’ospedale di Siracusa un nuovo caso di disservizio

29 Settembre 2026

Un totem elimina-code lontano dalla farmacia ospedaliera, anziani e pazienti con difficoltà motorie costretti a lunghi spostamenti per prendere il numero, attese all’esterno sotto una tettoia aperta ai lati, esposti al freddo e alle intemperie. Arriva da Siracusa un nuovo caso di disservizi nella distribuzione diretta dei farmaci, che ripropone il confronto con l’accessibilità assicurata dalle farmacie del territorio, capillarmente diffuse e raggiungibili senza sottoporre i pazienti fragili a percorsi e attese di questo genere.

A denunciare le condizioni della Farmacia ospedaliera dell’Umberto I è l’associazione Plemmirio Blu, che si è rivolta all’Asp dopo avere raccolto diverse segnalazioni degli utenti. Come riferisce la stampa locale, il primo problema riguarda il sistema di accesso: il totem elimina-code è collocato nella hall principale dell’ospedale, mentre la Farmacia si trova vicino all’uscita nord, dove risulta anche più agevole parcheggiare. Chi arriva da questo lato deve quindi raggiungere la hall soltanto per ritirare il numero e poi percorrere nuovamente il tragitto in senso inverso.

Una procedura particolarmente gravosa, osserva l’associazione, per un’utenza costituita in larga parte da «persone anziane, fragili e affette da diverse patologie». Plemmirio Blu chiede perciò l’installazione di un secondo terminale nei pressi della Farmacia, replicando una soluzione già adottata in altri reparti dell’Umberto I.

Ancora più critica, secondo l’associazione, è l’area di attesa: si trova completamente all’esterno ed è riparata soltanto da una tettoia aperta lateralmente. I pazienti, denuncia Plemmirio Blu, sono così costretti ad aspettare il proprio turno «esposti alle intemperie, al freddo e alle altre condizioni atmosferiche», in uno spazio ritenuto inadeguato anche sotto il profilo del comfort, del decoro e dell’igiene.

L’associazione ha chiesto all’Asp interventi per rendere più agevole la prenotazione e realizzare un’area di attesa protetta, sollecitando nel frattempo anche il ricorso a strutture prefabbricate climatizzate. Al Siav, il Servizio igiene degli ambienti di vita, è stata invece richiesta una verifica delle condizioni igienico-sanitarie e delle procedure di pulizia.

Il caso torna così a mettere in evidenza uno dei punti deboli della distribuzione diretta quando il ritiro dei medicinali obbliga pazienti cronici e fragili a raggiungere strutture ospedaliere, rispettarne giorni e orari di apertura e affrontare attese che possono diventare particolarmente disagevoli. Condizioni che marcano la distanza dal modello della distribuzione attraverso le farmacie di comunità, fondato invece sulla prossimità: una rete capillare di presidi sul territorio, con orari estesi e accesso diretto, che consente nella maggior parte dei casi di ritirare i medicinali vicino a casa e senza i percorsi imposti dalle strutture ospedaliere.