L’installazione di un locker nell’ospedale Maggiore di Parma per la dispensazione “differita” agli assistiti dei farmaci della distribuzione diretta «appare manifestamente incompatibile con il quadro normativo vigente e con i chiarimenti più volte forniti dal ministero della Salute». Lo scrive Federfarma Emilia Romagna nella diffida inviata all’Asl di Parma e – per conoscenza – alla Regione in risposta al comunicato con cui il giorno prima la stessa azienda sanitaria aveva annunciato il nuovo servizio. Come riportato ieri da Fpress, il locker sarà funzionante da lunedì prossimo e verrà utilizzato per consentire ai pazienti di ritirare i loro farmaci «senza fare la fila, in modo semplice, veloce e sicuro, evitando un nuovo accesso». In sintesi, sarà il farmacista ospedaliero a decidere quando utilizzare il locker: all’assistito verrà chiesto un indirizzo e-mail o un numero di cellulare e quando il farmaco è pronto per la consegna gli sarà inviato un avviso, con l’indicazione del codice con cui aprire.
Per Federfarma Emilia Romagna, tuttavia, il servizio non avrebbe le carte in regola. «Come noto, il ministero della Salute, con nota del 19 maggio 2023 che confermava il precedente orientamento dell’11 marzo 2019, ha chiarito che l’utilizzo di locker, smart locker, armadietti automatizzati o sistemi analoghi destinati al ritiro differito dei medicinali non trova alcun fondamento nella normativa vigente e risulta incompatibile con il sistema legale della dispensazione dei medicinali a uso umano».
In tali interventi, spiega il sindacato regionale, «viene infatti ricordato che il nostro ordinamento conosce esclusivamente due modalità di dispensazione dei medicinali: la dispensazione presso l’esercizio fisico autorizzato e la vendita online nei limitati casi consentiti dall’articolo 112 quater del D.lgs 219/2006». La dispensazione del medicinale, in sostanza, «non può essere ridotta a una mera attività materiale di consegna del prodotto, costituendo invece un atto professionale unitario e complesso che comprende l’intervento diretto del farmacista sino alla fase conclusiva della consegna al paziente».
Federfarma, dunque, «non può che dichiararsi basita di fronte alla scelta di un’Azienda sanitaria pubblica di introdurre un modello organizzativo che si pone in evidente contrasto non soltanto con le disposizioni legislative vigenti, ma anche con un preciso e inequivoco indirizzo interpretativo ministeriale, a oggi pienamente vigente e mai superato, modificato o revocato». Tale iniziativa poi, osserva ancora l’unione regionale, «risulta suscettibile di determinare rilevanti criticità sotto il profilo della sicurezza della dispensazione, della corretta esecuzione dell’atto professionale farmaceutico e della tutela della salute pubblica, valori che il legislatore ha inteso presidiare imponendo la necessaria presenza del farmacista nell’intero processo di consegna del medicinale».
Di qui, dunque, la diffida che Federfarma Emilia Romagna, attraverso il suo presidente Achille Gallina Toschi, rivolge all’Asl parmense perché si astenga «dall’attivare l’utilizzo dei predetti locker per la consegna dei medicinali» e sospenda immediatamente l’iniziativa annunciata. In caso contrario, il sindacato si vedrà costretto a «segnalare la vicenda al Comando Carabinieri per la Tutela della Salute (Nas), investire della questione gli Ordini professionali competenti per le valutazioni del caso e intraprendere ogni opportuna iniziativa giudiziaria a tutela della categoria».
Parallelamente, Federfarma regionale ha inviato sempre ieri una circolare alle proprie rappresentanze provinciali invitandole a «sensibilizzare tempestivamente le farmacie associate affinché non vengano utilizzati locker, smart locker, armadietti automatizzati o sistemi similari per la consegna di medicinali a uso umano, indipendentemente dalla relativa classificazione ai fini della dispensazione».