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Veneto, contro desertificazione c’è chi vuole fare leva su farmacie

22 Settembre 2018

Nelle aree disagiate del Veneto dove già la carenza di medici di famiglia si sta facendo più sentire, diventa cruciale «valorizzare e potenziare il ruolo delle farmacie del territorio», che possono esser riconfigurate in un presidio sanitario per la gestione della cronicità attraverso «forme di convenzione con le Asl e protocolli condivisi con i medici di famiglia». E’ l’idea lanciata da Orietta Salemi, consigliere di minoranza del Pd, nell’interrogazione presentata l’altro ieri in Consiglio regionale per denunciare il problema della desertificazione medica. Il caso scatenante è quello di Caselle, frazione di Sommacampagna in provincia di Verona: uno dei due medici che operano nella zona a tempo pieno andrà in pensione a fine mese, il terzo riceve per poche ore alla settimana perché lavora in due diversi studi. L’Asl avrebbe già reperito un sostituto che dalla prossima settimana tamponerà l’emergenza, ma la carenza rimane: ogni medico, per convenzione, può farsi carico di 1.500 pazienti al massimo, a Caselle gli abitanti sono poco più di 5mila.

«La vicenda» ha detto Salemi «riaccende la luce sulla carenza di generalisti : la Regione cerchi soluzioni che garantiscano il diritto alla assistenza e cura per tutti i cittadini, specie laddove è avvenuta una riduzione degli studi». Il problema, come riferisce un articolo del quotidiano L’Arena, è determinato anche dallo spostamento dei medici nelle aree più densamente abitate a scapito delle periferie: ci sono medici che cercano di tenere due studi e dividersi tra centro e zone disagiate, ma faticano a stare nelle spese. «Il nuovo Piano sociosanitario (attualmente all’esame della giunta regionale, ndr) deve prendere in considerazione interventi diretti a superare il problema» chiede la rappresentante del Pd «e in questo contesto va valorizzato e potenziato il ruolo delle farmacie delle aree decentrate. Esse costituiscono già un sistema capillare di consulenza e assistenza alla cura sul territorio perché si instaura un rapporto di fiducia tra cittadino e personale dedicato. Bisognerebbe strutturarle come un presidio sanitario con cui sopperire anche ai disagi legati alla carenza di medici di famiglia».

Indicazioni simili erano giunte il giorno prima dall’assessore ai Servizi sociali del Veneto, Manuela Lanzarin, che intervenendo alla Summer School di Motore Sanità aveva individuato nelle farmacie una delle risorse da mobilitare per dare risposta ai bisogni delle periferie.