È scontro a Viterbo sull’appropriatezza prescrittiva, dopo che la Asl ha avviato il recupero di oltre 40mila euro nei confronti di 14 medici di medicina generale per ricette farmaceutiche ritenute eccedenti rispetto agli indicatori regionali. Una vicenda che riapre il confronto sul confine tra controllo della spesa e autonomia terapeutica del medico e sulla quale, nei mesi scorsi, erano già intervenute anche Fimmg Lazio e Sumai Assoprof contestando le modalità adottate dalla Regione per individuare i cosiddetti «iper-prescrittori».
Secondo quanto ricostruisce la stampa locale, i rimborsi richiesti dalla Asl riguardano le prescrizioni effettuate nel primo semestre 2025 e derivano dai controlli della Commissione appropriatezza prescrittiva interdistrettuale, effettuati sulla base del Dca regionale 15/2020. Le verifiche hanno interessato, tra gli altri, omega 3, inibitori di pompa protonica soggetti alla Nota Aifa 1, lidocaina in cerotti, ranolazina e colecalciferolo. Gli importi contestati variano da circa mille euro fino a 5-6.300 euro per medico, per un totale di circa 40.300 euro.
Non si tratta peraltro di un episodio isolato. Nel 2024, sempre a Viterbo, un’analoga procedura aveva interessato 16 medici per quasi 38mila euro complessivi, dopo l’abbassamento del parametro di spesa annuale per assistito utilizzato come riferimento. La stampa locale riferisce inoltre che i dati delle ricette elettroniche vengono elaborati periodicamente e confrontati con indicatori di spesa pro capite, un metodo che i medici contestano perché, sostengono, non terrebbe sufficientemente conto della diversa composizione clinica delle liste degli assistiti.
Sulla vicenda è intervenuta Cinzia Vincenti, segretaria generale dello Spi Cgil Civitavecchia-Roma nord-Viterbo, che mette in guardia dal rischio che il contenimento della spesa condizioni le decisioni terapeutiche: «Un anziano non è una cifra né una media statistica». Secondo il sindacato dei pensionati, una restrizione delle prescrizioni potrebbe inoltre tradursi in un peggioramento delle condizioni dei pazienti cronici e, alla lunga, in maggiori costi per il Servizio sanitario.
Il dossier si inserisce in una polemica già aperta a livello regionale. Nell’ottobre scorso Fimmg Lazio e Sumai Assoprof avevano scritto al presidente della Regione e ai direttori generali delle Asl, Viterbo compresa, dopo l’avvio di accertamenti su circa 200 medici indicati come potenziali «iperprescrittori». I due sindacati condividevano l’obiettivo dell’appropriatezza e del controllo della spesa ma giudicavano le procedure «velatamente inquisitorie», ricordando che, secondo la giurisprudenza richiamata nella nota, il semplice superamento di una media prescrittiva non basta di per sé a dimostrare l’inappropriatezza: occorrono valutazioni riferite ai singoli casi clinici e spetta all’ente sanitario fornire prove precise della contestazione.