Ogni anno una quota significativa di medicinali finisce inutilizzata o scade nelle case dei pazienti, con ricadute economiche (anche per le casse pubbliche), ambientali e sanitarie. A richiamare l’attenzione su un fenomeno spesso sottovalutato provvede lo studio Perimed, condotto in Francia dall’Ansm (l’Agenzia nazionale per la sicurezza del farmaco) e dall’Assurance maladie, la sanità pubblica: per ridurre questi sprechi, sono le conclusioni della ricerca, ripresa dal Quotidien du Pharmacien, non basta intervenire sui cittadini ma occorre agire anche su confezionamenti, prescrizioni, durata di conservazione e informazione.
Tra i primi aspetti messi sotto osservazione figura la durata di conservazione di alcuni medicinali di largo impiego, giudicata talvolta troppo breve. Secondo il rapporto, tra i prodotti che più frequentemente vengono restituiti già scaduti figurano il paracetamolo, l’ibuprofene e alcuni antidiarroici. Per gli autori, quando gli studi di stabilità dimostrano che il medicinale mantiene qualità, sicurezza ed efficacia per un periodo più lungo, sarebbe opportuno estendere la data di scadenza, riducendo così gli sprechi. In questa direzione, ricorda il rapporto, l’Ansm ha avviato nel novembre 2025 una sperimentazione che invita le aziende farmaceutiche a valutare il prolungamento della durata di conservazione di alcuni medicinali.
Un secondo nodo riguarda il confezionamento. Secondo lo studio, le confezioni oggi disponibili non sempre corrispondono alle reali esigenze terapeutiche: in alcuni casi risultano eccessive, favorendo l’accumulo di farmaci inutilizzati, mentre confezioni di dimensioni ridotte possono invece rappresentare uno strumento utile per limitare sia gli sprechi sia il rischio di dipendenza, come nel caso di alcune benzodiazepine ipnotiche. Il rapporto riporta così all’attenzione anche il tema della dispensazione in dose unitaria, ritenuta una possibile soluzione per specifiche categorie di medicinali, per esempio alcuni antibiotici, quando i confezionamenti attuali non rispondono adeguatamente ai bisogni clinici.
L’agenzia francese richiama inoltre l’attenzione sull’impatto ambientale degli imballaggi. Tra le iniziative già avviate figurano interventi per promuovere l’eco-progettazione delle confezioni e processi produttivi più sostenibili, con l’obiettivo di ridurne l’impronta ecologica senza compromettere la qualità del prodotto.
Lo studio attribuisce poi un ruolo centrale ai professionisti sanitari. Medici, farmacisti e gli altri operatori sono invitati a prescrivere i medicinali in modo appropriato, privilegiando quando possibile alternative non farmacologiche, verificare prima di ogni rinnovo se il paziente dispone già delle stesse confezioni, rivalutare periodicamente l’utilità delle terapie e procedere, quando indicato, alla deprescrizione per ridurre il rischio di eventi avversi. Ugualmente importante è l’accompagnamento dei pazienti sul corretto utilizzo e sulla conservazione dei medicinali, valorizzando strumenti già disponibili, come le revisioni della terapia nei pazienti più fragili.
Infine, l’Ansm punta anche sul coinvolgimento diretto dei cittadini. Il rapporto propone campagne informative per invitare le persone a controllare periodicamente il contenuto dell’armadietto dei medicinali, evitare accumuli inutili e riportare in farmacia, al termine delle cure, i farmaci non utilizzati o scaduti. È inoltre allo studio una sperimentazione che coinvolge gli infermieri nelle visite domiciliari, con l’obiettivo di individuare e ridurre gli sprechi direttamente nelle abitazioni dei pazienti.