Un nuovo passo avanti per la farmacia dei servizi in Francia. Con un decreto del 26 ottobre, il governo di Parigi ha ampliato le competenze dei farmacisti di comunità, riconoscendo loro la possibilità di effettuare valutazioni cliniche sui pazienti, prendere in carico determinate condizioni di salute e, quando necessario, indirizzare gli assistiti al medico o al pronto soccorso. Il provvedimento, previsto dalla legge di finanziamento della sicurezza sociale per il 2026, introduce queste attività nel Codice della sanità pubblica e apre la strada all’integrazione nel sistema sanitario ordinario del programma sperimentale OSyS (Orientation dans le système de soins).
Come riferisce il Quotidien du pharmacien, il decreto riconosce ai farmacisti competenze che vanno oltre la tradizionale dispensazione dei medicinali. In particolare, consente loro di valutare le condizioni del paziente, gestire specifiche situazioni cliniche attraverso protocolli definiti e dispensare, quando previsto, farmaci o dispositivi medici. Le condizioni di salute interessate e le relative modalità di presa in carico saranno precisate da un successivo decreto ministeriale.
Secondo le anticipazioni, la prima applicazione dovrebbe riguardare le quattro condizioni già sperimentate nell’ambito di OSyS: ferite superficiali, punture di zecca, ustioni di primo grado e congiuntiviti allergiche. I protocolli operativi dovrebbero essere pubblicati entro la fine dell’anno, dopo alcuni aggiornamenti agli algoritmi decisionali introdotti durante la sperimentazione da Pharma Système Qualité (Phsq), sulla base delle indicazioni dell’Alta autorità francese per la salute (Has).
L’accoglienza dei sindacati dei farmacisti è tuttavia contrastata. Il decreto viene considerato un importante riconoscimento professionale, ma secondo le organizzazioni di categoria non sfrutta pienamente le potenzialità della presa in carico in farmacia. Il principale limite riguarda infatti i medicinali dispensabili: il provvedimento autorizza esclusivamente quelli non soggetti a prescrizione medica obbligatoria.
Una restrizione che, secondo l’Unione dei sindacati dei farmacisti di comunità (Uspo) e la Federazione dei sindacati farmaceutici di Francia (Fspf), rischia di rallentare l’ampliamento dei servizi. Per estendere la presa in carico a condizioni che richiedono medicinali con obbligo di ricetta sarà necessario un nuovo intervento normativo, come già avvenuto per i test rapidi di orientamento diagnostico (Trod) relativi a cistite e faringite.
«Sappiamo già dispensare medicinali soggetti a prescrizione seguendo protocolli» osserva Fabrice Camaioni, presidente della FSPF, che richiama proprio l’esperienza dei test per cistite e faringite. Tra le condizioni che potrebbero essere gestite in farmacia, ma che attualmente incontrano questo limite, figurano le infezioni dentali e le congiuntiviti batteriche, per le quali può rendersi necessario un antibiotico.
Il governo francese punta intanto su un’altra strada: ampliare il numero dei medicinali dispensabili senza ricetta. L’articolo 30 del progetto di legge di finanziamento della sicurezza sociale per il 2027 prevede infatti un rafforzamento dei poteri dell’Agenzia nazionale per la sicurezza dei medicinali (Ansma), per facilitare il passaggio di alcune molecole dalla prescrizione obbligatoria a quella facoltativa.
Una soluzione che non convince i sindacati. La Fspf preferirebbe mantenere questi medicinali nel regime di prescrizione obbligatoria, autorizzandone però la dispensazione da parte del farmacista sulla base di protocolli clinici, anche per garantirne la rimborsabilità. Una richiesta che potrebbe tornare al centro del confronto con il governo quando si tratterà di estendere ulteriormente le nuove competenze professionali.