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Inghilterra, dalle farmacie 88 sterline di benefici sociali per ogni sterlina investita

29 Ottobre 2026

Per ogni sterlina di finanziamento ricevuta, le farmacie territoriali inglesi generano un valore sociale pari a 88 sterline, ossia un ritorno di 88 a uno in termini di benefici per pazienti, sistema sanitario e collettività. È quanto emerge da un’analisi economica pubblicata il 23 ottobre da Community Pharmacy England (Cpe), l’organismo che rappresenta le farmacie convenzionate inglesi nei negoziati con il servizio sanitario nazionale. Lo studio, di cui riferisce il Pharmaceutical Journal, arriva alla vigilia della manovra di bilancio britannica, presentata ieri, e offre nuovi argomenti alle richieste di maggiori finanziamenti avanzate dal settore.

Secondo le stime di Cpe, nell’esercizio 2023/2024 le farmacie inglesi hanno prodotto un valore sociale netto di 31,6 miliardi di sterline (circa 36,4 miliardi di euro), a fronte di finanziamenti per 359 milioni di sterline (413 milioni di euro) considerati nell’analisi. In media, ogni farmacia genera benefici per circa 3 milioni di sterline l’anno (3,45 milioni di euro). Il contributo positivo ai soli conti pubblici, considerando i costi evitati e le risorse risparmiate, viene invece stimato in 5,3 miliardi di sterline (6,1 miliardi di euro) annui.

Il valore sociale misurato dalla ricerca non coincide con il fatturato delle farmacie né con un risparmio interamente monetizzabile per il servizio sanitario. Comprende infatti anche benefici indiretti, come il miglioramento della salute dei pazienti, il sostegno all’aderenza terapeutica, la riduzione degli accessi agli ambulatori medici e agli ospedali e i costi evitati grazie alla prevenzione. Il 68% del valore complessivo ricade direttamente su pazienti e caregiver, mentre il 15% va a beneficio del National Health Service (Nhs, il servizio sanitario nazionale), un altro 15% della collettività e il restante 2% degli altri servizi pubblici.

Tra le prestazioni considerate, il contributo economicamente più rilevante arriva dal New Medicines Service, il servizio con cui i farmacisti accompagnano i pazienti all’inizio di nuove terapie farmacologiche, aiutandoli a utilizzarle correttamente e a superare eventuali difficoltà. Secondo Cpe, ogni sterlina investita in questo servizio genera 75 sterline di benefici, per un valore complessivo stimato di 17,8 miliardi di sterline (20,5 miliardi di euro) nel 2023/2024.

L’analisi prende in considerazione anche le attività ordinarie delle farmacie, dalla dispensazione dei medicinali alla gestione degli errori prescrittivi e delle carenze, dalla consulenza sull’automedicazione all’ottimizzazione delle terapie, fino alle prestazioni di sanità pubblica. La metodologia sviluppa e aggiorna i risultati di una precedente ricerca realizzata nel 2016 dalla società di consulenza PwC.

«I cittadini vogliono comprensibilmente sapere che il denaro pubblico viene speso bene, soprattutto in un momento in cui le finanze dello Stato sono sotto pressione e il servizio sanitario deve affrontare una domanda enorme», ha commentato Janet Morrison, amministratrice delegata di Cpe. I risultati, ha aggiunto, dimostrano che investire nelle farmacie consente di ridurre la pressione sugli altri servizi sanitari e prevenire costi futuri.

Sulla stessa linea Malcolm Harrison, amministratore delegato della Company Chemists’ Association (Cca), l’associazione delle grandi catene di farmacie. Per sfruttare appieno il potenziale del settore, ha osservato, occorre colmare il divario tra finanziamenti disponibili e risorse necessarie, ampliando le prestazioni erogabili sul territorio. Un investimento che, secondo le organizzazioni di categoria, permetterebbe di accelerare il trasferimento dell’assistenza dagli ospedali ai servizi di prossimità, uno degli obiettivi della riforma del Nhs.