estero

Farmaci GLP-1 e doping, la Wada valuta divieto per semaglutide e tirzepatide

27 Ottobre 2026

Semaglutide e tirzepatide, i principi attivi alla base di alcuni dei farmaci più utilizzati contro diabete e obesità, potrebbero in futuro entrare nell’elenco delle sostanze vietate agli atleti dalla Wada, l’Agenzia mondiale antidoping. Il condizionale discende dalla comunicazione con cui nei giorni scorsi l’ente internazionale ha confermato per entrambi i medicinali la permanenza nel suo programma di monitoraggio anche per il 2027. La decisione, annunciata con la pubblicazione della nuova lista delle sostanze proibite, lascia aperta la questione del possibile impiego dei farmaci dimagranti per migliorare le prestazioni sportive.

La lista, pubblicata il 21 settembre ed efficace dal 1° gennaio 2027, non modifica dunque lo status degli agonisti del recettore del GLP-1 (glucagon-like peptide-1), la classe cui appartiene la semaglutide, commercializzata tra l’altro come Ozempic e Wegovy. Sotto osservazione anche la tirzepatide, principio attivo di Mounjaro, che agisce sui recettori di due ormoni intestinali, GLP-1 e GIP (polipeptide insulinotropico glucosio-dipendente). Entrambe le molecole vengono impiegate nel trattamento del diabete di tipo 2 e nella gestione del peso, secondo le rispettive indicazioni autorizzate.

Il monitoraggio non equivale a un divieto. Il programma della Wada serve infatti a raccogliere informazioni sull’utilizzo di determinate sostanze nello sport e a individuare eventuali fenomeni di abuso. La semaglutide vi figura dal 2024, mentre la tirzepatide è stata aggiunta nel 2026. Entrambe resteranno sorvegliate anche durante il prossimo anno, nei controlli effettuati sia durante le competizioni sia fuori gara.

A motivare l’attenzione dell’agenzia sono soprattutto gli effetti dei medicinali sul peso corporeo e sulla composizione corporea. In alcune discipline, una riduzione della massa grassa potrebbe rappresentare un vantaggio competitivo, per esempio negli sport di resistenza o in quelli che prevedono categorie di peso. Resta però da dimostrare se questi benefici potenziali si traducano effettivamente in un miglioramento delle prestazioni. La perdita di massa muscolare e gli effetti gastrointestinali associati alle terapie potrebbero, al contrario, penalizzare l’attività atletica.

La Wada riconosce che le evidenze scientifiche disponibili non sono ancora sufficienti per giustificare il divieto. Il gruppo di esperti incaricato di aggiornare la lista ha esaminato la letteratura e discusso più volte il caso dei GLP-1. Secondo Olivier Rabin, responsabile scientifico e medico dell’agenzia, non ci sono ancora elementi che consentano di concludere con sufficiente certezza che queste sostanze soddisfino i criteri richiesti per l’inserimento nell’elenco.

Per chiarire il quadro, la Wada ricorda che una sostanza può essere vietata quando soddisfa almeno due di tre condizioni: capacità di migliorare le prestazioni, rischio effettivo o potenziale per la salute degli atleti, incompatibilità con lo spirito sportivo.

Sono ora in corso due studi scientifici dedicati agli effetti dei GLP-1 sugli atleti. Il primo era già stato avviato, mentre il secondo è stato promosso direttamente dall’agenzia. «Ci aspettiamo che questi studi forniscano i dati necessari per prendere una decisione definitiva», ha spiegato Rabin.

L’eventuale inserimento nella lista avrebbe conseguenze anche per gli sportivi che assumono questi medicinali per ragioni cliniche. In caso di divieto, gli atleti potrebbero continuare a utilizzarli soltanto attraverso una specifica esenzione a fini terapeutici, concessa secondo le regole internazionali antidoping.