Portare visite preliminari ed esami diagnostici direttamente a casa dei pazienti, per alleggerire il carico degli studi medici e alleviare i disagi nelle aree rurali, dove la carenza di specialisti rende sempre più difficile l’accesso alle cure. È l’obiettivo della sperimentazione avviata in Germania dalla Techniker Krankenkasse (Tk), una delle principali casse mutua del Paese, in collaborazione con la Digital specialist and healthcare services company (Dfgvg). L’iniziativa punta a rafforzare l’assistenza territoriale attraverso operatori appositamente formati che raggiungono i pazienti a domicilio con uno “zaino diagnostico” dotato di strumenti digitali e applicazioni di intelligenza artificiale. La notizia è riportata dal quotidiano specializzato Apotheke Adhoc.
Le nuove figure professionali, denominate Digital integrated healthcare and diagnostic assistants (Dihva), operano in stretto raccordo con i medici di medicina generale. Il loro compito è raccogliere un’anamnesi strutturata, rilevare i principali parametri clinici e trasmettere i risultati in formato digitale allo studio medico, lasciando al professionista la valutazione diagnostica e la definizione della terapia. Gli appuntamenti possono essere richiesti telefonicamente oppure online.
L’intero sistema ruota attorno a uno zaino che contiene tutta la strumentazione necessaria. Il cuore del kit è un tablet sul quale gira un software basato sull’intelligenza artificiale che guida l’operatore durante il colloquio con il paziente e indica quali accertamenti siano realmente necessari. In questo modo vengono raccolti soltanto i dati utili alla valutazione clinica, evitando esami superflui.
Con il kit i Dihva possono effettuare fino a cinquanta differenti rilevazioni, tra le quali misurazione della glicemia, analisi digitale delle urine, elettrocardiogramma e controllo dei parametri vitali. Lo zaino comprende inoltre dispositivi multifunzione ai quali possono essere collegati, per esempio, uno stetoscopio o un abbassalingua. Anche in questo caso l’intelligenza artificiale interviene per verificare in tempo reale la qualità delle immagini e delle misurazioni, segnalando all’operatore se sia necessario ripetere l’esame.
Per svolgere questo ruolo è previsto uno specifico percorso formativo: dura tre settimane per chi possiede già una preparazione sanitaria e tre mesi e mezzo per i candidati senza precedenti esperienze nel settore. Il programma comprende competenze mediche, digitali, comunicazione, documentazione clinica e addestramento pratico all’utilizzo del kit diagnostico, con esame finale scritto, pratico e orale.
Secondo i promotori, il modello produce benefici sia per i pazienti sia per i medici. Circa il 60% dei casi, infatti, può essere gestito senza una successiva visita in ambulatorio, con un risparmio medio di circa 80 minuti ad assistito (che così non si deve spostare) e di 12 minuti di lavoro per il medico. Ogni intervento domiciliare richiede in media tra 20 e 30 minuti.
La sperimentazione è già operativa con cinque unità tra Etteln e Olpe, nella Renania Settentrionale-Vestfalia, e altre due nell’area di Ueckermünde, nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Nelle tre aree pilota sono già stati effettuati oltre 1.200 interventi.
Il costo principale dell’iniziativa è rappresentato dal kit diagnostico, il cui prezzo si aggira intorno ai 4.500 euro. Nelle aree interessate dalla sperimentazione la Tk riconosce 35 euro per ogni intervento effettuato, oltre a un contributo mensile di 188 euro per la dotazione tecnologica, mentre i materiali di consumo vengono rimborsati separatamente. L’obiettivo, hanno spiegato i responsabili del progetto, non è ridurre la spesa sanitaria ma garantire assistenza nelle zone dove l’offerta di cure è insufficiente, con l’auspicio che il modello possa in futuro entrare stabilmente nell’assistenza ordinaria.
Tra gli sviluppi allo studio figura anche un possibile coinvolgimento delle farmacie di comunità. I responsabili della Dfgvg hanno confermato ad Apotheke Adhoc che sono già in corso contatti per valutare l’estensione del progetto anche alle farmacie, ritenute potenziali partner della rete territoriale grazie alla loro capillarità e alla presenza di personale con competenze sanitarie adeguate.