estero

Farmaci e caldo, due inglesi su tre li tengono in cucina dice ricerca

27 Giugno 2026

L’ondata di caldo con cui il nostro Paese sta facendo i conti da un paio di settimane almeno ha frettolosamente risvegliato un tema che, puntualmente, torna ogni estate: la corretta conservazione dei farmaci nelle nostre case. Ogni anno autorità sanitarie ed esperti raccomandano di prestare attenzione alle temperature e all’umidità cui sono esposti i medicinali una volta usciti dalle farmacie, ma quali sono davvero le conseguenze di una conservazione approssimativa? A fornire una risposta supportata da dati e ricerche è un approfondimento pubblicato dal Pharmaceutical Journal, che richiama l’attenzione sugli effetti del cambiamento climatico e sull’aumento delle temperature domestiche, fenomeni destinati a rendere sempre più centrale il ruolo del farmacista nel fornire ai pazienti indicazioni pratiche sul corretto stoccaggio dei medicinali.

L’articolo parte da una constatazione: nel dibattito professionale il cambiamento climatico viene affrontato soprattutto sotto il profilo della sostenibilità ambientale della farmacia, mentre si parla molto meno di come il settore deve adattarsi al riscaldamento globale. Eppure gli effetti sono già misurabili. Nel Regno Unito, ricorda il Pharmaceutical Journal, uno studio della London School of Hygiene and Tropical Medicine ha stimato che nel 2025 ben 1.147 decessi siano stati correlati al caldo e attribuibili ai cambiamenti climatici.

Le temperature estreme stanno diventando sempre più frequenti. Nel 2022 il Regno Unito ha superato per la prima volta i 40° C e, secondo una ricerca commissionata dal Climate Change Committee, durante le ondate di calore circa il 55% delle abitazioni britanniche raggiunge temperature interne superiori ai 26° C. Se il riscaldamento globale dovesse crescere di oltre i 2° C, il surriscaldamento riguarderebbe quasi tutte le abitazioni del Paese.

È in questo scenario che emerge il problema della conservazione dei medicinali. Lungo tutta la filiera produttiva e distributiva temperatura e umidità sono monitorate e mantenute entro limiti rigorosi. Questo controllo, però, si interrompe nel momento in cui il farmaco viene consegnato al paziente. La maggior parte dei medicinali, ricorda il giornale britannico, è autorizzata per essere conservata a temperature inferiori ai 25° C; un’esposizione prolungata a valori superiori potrebbe quindi comprometterne stabilità ed efficacia.

Le abitudini dei pazienti, inoltre, non aiutano. Una ricerca della Royal Pharmaceutical Society e uno studio condotto dal dipartimento di farmacia dell’East Kent Hospitals University Nhs Foundation Trust mostrano che il 63% delle persone conserva i medicinali in cucina, il 32% in camera da letto e subito a seguire in bagno. Ambienti che, soprattutto cucina e bagno, sono soggetti a notevoli oscillazioni di temperatura e umidità, fattori che possono incidere sulla stabilità dei farmaci.

L’aumento delle temperature interne rende il problema ancora più rilevante. Una ricerca commissionata dal governo gallese evidenzia come le abitazioni più datate siano particolarmente esposte al surriscaldamento e all’umidità elevata. Anche stanze tradizionalmente considerate adatte alla conservazione dei medicinali possono ormai raggiungere, durante l’estate, temperature superiori a quelle previste dalle condizioni di conservazione indicate dai produttori.

Lo studio dell’East Kent Hospitals mette in luce anche un deficit informativo. Quasi tre quarti degli intervistati (73,9%) dichiarano che seguirebbero con molta probabilità le indicazioni ricevute sulla corretta conservazione dei farmaci. Tuttavia solo il 30% afferma di consultare abitualmente le istruzioni quando riceve un nuovo medicinale e appena il 4,9% riferisce di ricevere regolarmente consigli specifici da farmacisti o altri professionisti sanitari. Inoltre il 59,7% degli intervistati non è consapevole dei rischi associati a una conservazione non corretta.

Secondo il Pharmaceutical Journal, questi dati delineano uno spazio d’intervento ancora poco valorizzato per le farmacie di comunità e ospedaliere. Fornire consigli pratici e stagionali sulla conservazione dei medicinali durante la dispensazione potrebbe migliorare significativamente la sicurezza delle terapie, soprattutto in estati sempre più caratterizzate da temperature elevate.

L’articolo osserva infine che il problema non riguarda soltanto i Paesi mediterranei. Sebbene Italia, Spagna e Grecia dispongano di una maggiore diffusione di impianti di climatizzazione domestica rispetto al Regno Unito — presente rispettivamente nel 49%, 41% e circa 70% delle abitazioni — le case britanniche si riscaldano fino a due volte più rapidamente rispetto a quelle dell’Europa occidentale, Italia compresa. Una caratteristica costruttiva che, combinata con il cambiamento climatico, aumenta ulteriormente il rischio che i medicinali vengano conservati per lunghi periodi in condizioni non conformi alle indicazioni dei produttori. Per questo, conclude il Pharmaceutical Journal, la professione farmaceutica dovrebbe integrare stabilmente nelle attività di counselling anche raccomandazioni semplici ma puntuali sulla corretta conservazione dei farmaci, affinché i pazienti possano preservarne qualità, stabilità ed efficacia anche durante i mesi più caldi.