In Inghilterra i farmacisti che lavorano nelle farmacie di comunità sono diminuiti del 10% in un anno, mentre continua a crescere il numero dei professionisti abilitati alla prescrizione indipendente e, soprattutto, quello di chi utilizza concretamente questa competenza nella pratica quotidiana. È quanto emerge dall’ultima “Community pharmacy workforce survey” pubblicata da Nhs England e ripresa dal The Pharmaceutical Journal, che fotografa l’evoluzione della forza lavoro nelle farmacie territoriali inglesi tra il 2024 e il 2025.
Secondo i dati dell’indagine, nel 2025 i farmacisti impiegati nelle community pharmacy inglesi erano 25.822 contro i 28.763 dell’anno precedente, con una riduzione vicina alle tremila unità. In termini di full-time equivalent (Fte), ossia di personale rapportato all’orario pieno di lavoro, il calo è stato del 7%: da 18.927 a 17.415 Fte. Nello stesso periodo il numero delle farmacie operative in Inghilterra è sceso soltanto dello 0,5%, passando da 10.554 a 10.495 esercizi, dato che suggerisce come la contrazione abbia riguardato soprattutto la disponibilità di personale piuttosto che la rete delle farmacie.
L’indagine segnala però anche un’evoluzione delle competenze professionali. I farmacisti di comunità qualificati come independent prescribers, cioè abilitati alla prescrizione autonoma di medicinali, sono saliti da 2.513 nel 2024 a 3.154 nel 2025. In termini Fte l’incremento è stato da 1.996 a 2.346 unità e rappresenta ormai il 12% dell’intera forza lavoro dei farmacisti territoriali inglesi.
Particolarmente marcato l’aumento dei professionisti che dichiarano di utilizzare concretamente la prescrizione indipendente nella farmacia di comunità, compresa l’attività privata: nel 2025 la quota è arrivata al 53%, contro il 7% rilevato appena un anno prima. Un dato che viene letto come conseguenza sia dell’ampliamento dei servizi clinici affidati alle farmacie sia dell’espansione di programmi come Pharmacy First, il modello inglese che consente alle farmacie di prendere in carico direttamente alcune condizioni minori.
«Questa indagine evidenzia sia le pressioni che gravano sul settore sia l’opportunità per i farmacisti di offrire più assistenza ai pazienti» ha commentato Amandeep Doll, direttrice per l’Inghilterra del Royal Pharmaceutical Society. «È incoraggiante vedere la crescita dei pharmacist independent prescribers e di coloro che utilizzano attivamente questa qualifica nella pratica. Mentre il governo punta a trasferire una quota crescente dell’assistenza sanitaria sul territorio, esiste una chiara opportunità per sviluppare servizi come Pharmacy First e utilizzare pienamente i farmacisti prescrittori all’interno del Nhs».
Doll ha però richiamato anche il tema della sostenibilità organizzativa: «Con la pressione costante sui team delle farmacie, saranno cruciali investimenti stabili e una pianificazione di lungo periodo della forza lavoro per sviluppare il potenziale della farmacia di comunità nell’ampliare l’accesso dei pazienti alle cure primarie».
Preoccupazione per il calo degli organici arriva anche dalla Company Chemists’ Association, l’associazione che rappresenta le principali catene di farmacia britanniche. «Siamo allarmati dal brusco calo del numero di farmacisti, con una riduzione di quasi tremila professionisti in un solo anno» ha dichiarato Nick Thayer, responsabile policy dell’associazione. «Una riduzione del 10% è estremamente preoccupante, soprattutto in una fase in cui il carico di lavoro richiesto al settore delle farmacie di comunità continua ad aumentare in misura considerevole».
Secondo Thayer, la rapidità con cui diminuisce il numero dei farmacisti «solleva serie preoccupazioni sulla sostenibilità e sulla capacità della forza lavoro». Da qui la richiesta di «azioni urgenti, compresi finanziamenti aggiuntivi», per stabilizzare gli organici ed evitare ulteriori riduzioni.
Nel quadro generale della survey, un dato in controtendenza riguarda i posti vacanti: il tasso Fte delle vacancy per farmacisti è diminuito del 13%, passando da 3.462 nel 2024 a 3.000 nel 2025. Un andamento che, osserva il Pharmaceutical Journal, potrebbe riflettere sia la riduzione complessiva degli occupati sia il rallentamento nell’espansione delle attività delle farmacie territoriali inglesi.