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Germania, su Amazon ormai il 40% dei consumi di prodotti healthcare

15 Maggio 2026

Le vendite di Amazon Germania nel comparto dei prodotti per la salute valgono ormai più di 2,5 miliardi di euro l’anno e rappresentano ormai il 40% dei consumi di healthcare nel canale online. È il quadro che emerge da uno studio della società di consulenza e ricerche Kaske Group basato, per la prima volta, su dati di vendita effettivi messi a disposizione dal marketplace.

L’analisi prende come riferimento un paniere di oltre 200mila prodotti, definito a partire dall’assortimento di Shop Apotheke, una delle principali farmacie online tedesche, e comprende sia i farmaci senza obbligo di prescrizione (otc e sop) sia l’extrafarmaco: integratori alimentari, cosmetici e dermocosmetici, prodotti per l’igiene e la cura del corpo, dispositivi e altri articoli per la salute. Kaske ha elaborato i dati partendo dai prezzi reali di vendita al netto dell’Iva e dei resi.

Secondo lo studio, nel 2025 il comparto healthcare ha generato su Amazon Germania vendite per 2,7 miliardi di euro, pari al 4,5% dell’intero fatturato della piattaforma nel Paese. Escludendo le vendite verso l’estero, il valore scende a 2,5 miliardi. Per dimensioni, osserva Kaske, Amazon nel comparto salute genera un fatturato più che doppio rispetto a Shop Apotheke nel segmento non prescription e circa due volte e mezzo quello di DocMorris.

La quota maggiore del giro d’affari riguarda l’extrafarmaco, in particolare gli integratori alimentari, che rappresentano il segmento più ampio e anche quello a più forte crescita: quasi il 27% in più rispetto all’anno precedente. In questa categoria operano numerosi marchi che vendono direttamente su Amazon o che utilizzano il marketplace come principale canale distributivo, spesso anche al di fuori del circuito della farmacia tradizionale.

Al secondo posto si collocano cosmetica e dermocosmesi, insieme ai prodotti per la cura del corpo, che nel 2025 hanno totalizzato 639 milioni di euro, con una crescita del 14%. È qui, sottolinea Kaske, che si concentra la presenza dei marchi tipicamente associati alla farmacia: alcune aziende avrebbero addirittura più che raddoppiato le vendite su Amazon nell’ultimo anno.

Più contenuto il peso dei farmaci da banco (senza ricetta), che valgono circa la metà della dermocosmetica ma mostrano comunque un incremento del 7% su base annua. L’analisi evidenzia come Amazon, pur non gestendo direttamente farmacie online in Germania, sia già diventato uno snodo centrale per il commercio digitale dei prodotti healthcare.

Nel dettaglio, circa 1,3 miliardi di euro arrivano da rivenditori che commerciano sul marketplace ma non operano nel canale farmacia fisico. Amazon stessa sviluppa invece circa 954 milioni di euro di vendite dirette o gestite per conto dei produttori. Le farmacie online che operano attraverso il marketplace valgono invece 451 milioni di euro.

In questo segmento, riferisce Kaske, dominano numerose piccole farmacie focalizzate quasi esclusivamente su Amazon e caratterizzate da assortimenti limitati a poche centinaia di referenze. Accanto a queste si muovono operatori di dimensioni medio-piccole come Homöopathiefuchs, controllata da Sanicare, Bodfeld e Sparmed. Tra le realtà maggiori, DocMorris svilupperebbe attraverso i marchi Esando e Apotal circa 135 milioni di euro di vendite sul marketplace, equivalenti all’11% del proprio fatturato complessivo. Per Apo.com, sempre secondo Kaske, la quota di business generata da Amazon arriverebbe addirittura al 30% del totale.

Restano invece fuori dal marketplace alcuni nomi storici dell’e-commerce farmaceutico tedesco, come Shop Apotheke e Medikamente per Klick, così come le grandi catene drugstore dm e Rossmann.

Per Fabian Kaske, ceo della società di consulenza, Amazon va ormai considerato «un vero spazio competitivo autonomo» per l’industria healthcare, con regole proprie in materia di prezzi, visibilità dei prodotti, contenuti e gestione dei venditori. La clientela di riferimento, aggiunge lo studio, è composta soprattutto da consumatori tra i 30 e i 65 anni, in prevalenza donne, con un’elevata diffusione degli abbonamenti Prime e una forte incidenza degli acquisti ripetuti.