Le farmacie inglesi riducono sempre più spesso gli orari di apertura nel fine settimana e il risultato è che in diverse zone, soprattutto rurali, nella domenica l’accesso ai servizi farmaceutici diventa problematico. Secondo un’analisi della National pharmacy association (Npa), dal 2022 le ore complessive di apertura nei week end sono diminuite di oltre il 20% e circa una farmacia su sei, pari a 1.600 esercizi, ha tagliato gli orari del sabato e della domenica. Nel giro di quattro anni, inoltre, l’8% delle farmacie avrebbe cessato del tutto l’attività nei due giorni del fine settimana.
I dati, elaborati sulla base delle informazioni del servizio sanitario inglese, indicano che in quattro anni sono andate perse più di 16mila ore di apertura nei week end. Oggi soltanto il 17% delle farmacie inglesi risulta operativo la domenica. Tra le aree più colpite figura la Cornovaglia, dove le aperture domenicali sarebbero diminuite del 34% rispetto al 2022. In alcune località, riferisce la Npa, i cittadini devono affrontare spostamenti di quasi un’ora per trovare una farmacia aperta la domenica.
Secondo l’associazione dei titolari, alla base del fenomeno ci sarebbe il sottofinanziamento cronico del National Health Service (Nhs). Le farmacie, sostiene la Npa, stanno comprimendo gli orari per contenere i costi operativi e mantenere sostenibile l’attività. Le conseguenze riguarderebbero soprattutto l’accesso a medicinali e consulenze per disturbi minori nei giorni festivi, con una parte della domanda che finirebbe per riversarsi sui dipartimenti di emergenza e sulle strutture di urgent care (Pronto soccorso).
Il tema si intreccia con il negoziato in corso sul contratto nazionale della farmacia per il 2026-2027. La Npa chiede al governo un incremento strutturale dei finanziamenti e una revisione dell’attuale assetto contrattuale con il servizio sanitario inglese. Il presidente Olivier Picard ha parlato di una rete «sotto forte pressione» dopo anni di riduzione delle risorse e ha osservato che gli effetti ricadono soprattutto sui pazienti delle aree periferiche, costretti a spostamenti più lunghi o a rivolgersi agli ospedali anche per esigenze sanitarie minori.
Il governo britannico aveva già annunciato nel 2025 un incremento del fondo destinato alle farmacie territoriali inglesi, portato a poco più di 3 miliardi di sterline annui per le attività di base, inclusa la dispensazione delle prescrizioni. Secondo la Npa, tuttavia, una parte consistente dell’aumento sarebbe stata assorbita dall’incremento dei costi del lavoro, compresi contributi previdenziali e salario minimo nazionale.
Le difficoltà economiche stanno producendo effetti concreti anche sulle singole insegne. Nei giorni scorsi la catena Fairmans Pharmacy ha annunciato l’intenzione di chiudere il sabato tutte e sei le filiali e di anticipare alle 17 la chiusura nei giorni feriali in assenza di un nuovo accordo economico con il Nhs.
Nel contratto nazionale, le farmacie convenzionate inglesi sono tenute a rispettare un monte minimo di “core opening hours”, le ore contrattuali obbligatorie di apertura previste dal contratto con il servizio sanitario. Per la maggior parte delle farmacie il minimo è fissato a 40 ore settimanali, mentre le cosiddette “100-hour pharmacies”, autorizzate in passato con un regime speciale, devono garantire almeno 72 ore settimanali dopo la riforma del 2023. Per queste ultime restano vincolanti alcune fasce considerate strategiche per l’assistenza territoriale: dalle 17 alle 21 dal lunedì al sabato e tra le 11 e le 16 la domenica.
Le ore aggiuntive rispetto al minimo contrattuale possono invece essere ridotte con procedure più semplici e con un preavviso all’autorità sanitaria locale. Negli ultimi due anni diverse farmacie hanno sfruttato questa possibilità per comprimere le aperture serali e festive, mantenendo soltanto le ore strettamente obbligatorie dal contratto Nhs.