In Inghilterra gli spray decongestionanti nasali a base di xilometazolina e ossimetazolina potranno essere utrilizzati per non più di cinque giorni: è la nuova indicazione della Medicines and healthcare products regulatory agency (Mhra, l’agenzia del farmaco britannica) che ha aggiornato le raccomandazioni di sicurezza su questi medicinali di largo consumo. La decisione, riferita dal Pharmaceutical Journal, riguarda in particolare i prodotti da banco (senza obbligo di ricetta) utilizzati per alleviare la congestione nasale associata a raffreddore, influenza e allergie.
Alla base dell’intervento ci sono le evidenze raccolte negli ultimi anni su alcuni effetti indesiderati legati all’uso prolungato. Tra questi, la cosiddetta congestione di rimbalzo, una condizione temporanea in cui le cavità nasali tornano a gonfiarsi e ostruirsi proprio a causa del trattamento, e la rinite medicamentosa, forma cronica caratterizzata da congestione severa e alterazioni visibili della mucosa. Segnalati anche casi di tachifilassi, cioè una riduzione dell’efficacia dovuta allo sviluppo di tolleranza al farmaco. Secondo l’agenzia britannica, questi fenomeni possono indurre il paziente a interpretare erroneamente i sintomi come una prosecuzione del disturbo iniziale, prolungando così l’utilizzo del prodotto e innescando un circolo vizioso.
Le nuove raccomandazioni arrivano al termine di una revisione delle evidenze condotta dai gruppi consultivi della Mhra, che hanno suggerito di ridurre la durata massima di utilizzo da sette a cinque giorni negli adulti e nei ragazzi sopra i 12 anni. In parallelo, l’agenzia ha disposto un aggiornamento delle confezioni: le nuove indicazioni dovranno riportare chiaramente il limite dei cinque giorni, mentre i fogli illustrativi saranno rafforzati per evidenziare i rischi legati a un uso prolungato. Nel frattempo, i prodotti già immessi sul mercato con le vecchie confezioni potranno continuare a essere venduti.
L’aggiornamento si inserisce in un contesto in cui la pratica dell’overuse sembra tutt’altro che marginale. Già a gennaio 2026 il Royal College of Pharmacy aveva richiamato l’attenzione sulla necessità di migliorare la consapevolezza pubblica: un’indagine tra farmacisti territoriali, pubblicata nel 2025, aveva rilevato che quasi due terzi degli intervistati (63%) erano intervenuti in casi sospetti di uso eccessivo di spray nasali. «Sosteniamo informazioni di prodotto più chiare e confezioni migliorate, insieme a messaggi coerenti al pubblico, per aumentare la consapevolezza che questi prodotti sono destinati esclusivamente a un uso a breve termine e per evitare danni prevenibili», ha commentato Amira Guirguis, chief scientist dell’organizzazione. «I farmacisti svolgono un ruolo chiave nel supportare i pazienti a un uso sicuro e nel consigliare alternative più appropriate quando necessario».
Dalla stessa agenzia regolatoria arriva un’indicazione operativa rivolta sia ai cittadini sia ai professionisti. Thao Huynh, responsabile per l’imaging respiratorio e le cure critiche dell’Mhra, invita chi continua ad avere congestione dopo cinque giorni a rivolgersi a un operatore sanitario per valutare la sospensione del trattamento e possibili alternative terapeutiche. «Questi spray nasali sono trattamenti sicuri ed efficaci quando utilizzati secondo le indicazioni. È importante leggere sempre il foglio illustrativo e le informazioni riportate sulla confezione», sottolinea.
Sul piano industriale, il recepimento delle nuove indicazioni richiederà tempi tecnici. L’associazione britannica dei prodotti da banco ha spiegato che, sebbene la linea guida sia già stata aggiornata, le confezioni attualmente in commercio potrebbero continuare a riportare il limite dei sette giorni. Le aziende stanno avviando le procedure regolatorie per l’adeguamento, con una transizione ai nuovi pack attesa nei prossimi mesi. Nel frattempo, resta centrale il ruolo del farmacista nel colmare il disallineamento informativo e orientare correttamente l’uso di questi medicinali, evitando derive di utilizzo improprio che, come evidenzia la revisione dell’Mhra, possono trasformare un trattamento sintomatico in una causa di cronicizzazione del disturbo.