Un sistema «opaco», che sfugge al controllo pubblico e alimenta rendite lungo la filiera: è questo il giudizio che emerge dal rapporto congiunto dell’Inspection générale des Finances (Ispettorato generale delle Finanze) e dell’Inspection générale des affaires sociales (Ispettorato generale degli affari sociali) sulla remunerazione dei farmaci generici in Francia. Il documento, che la testata Le Quotidien du pharmacien ha potuto consultare, mette sotto esame i meccanismi economici della catena del farmaco e, in particolare, il sistema della cosiddetta “remise generique”, ossia gli sconti commerciali riconosciuti dai produttori alle farmacie e agli altri intermediari sui medicinali equivalenti.
Secondo i relatori, questo dispositivo si caratterizza per una scarsa trasparenza e per una limitata capacità di incidere sui prezzi finali. Il rapporto «spara a zero» su un modello che, di fatto, sfuggirebbe alla vigilanza del Comité économique des produits de santé (Ceps), l’organismo incaricato della regolazione dei prezzi dei medicinali, e che finirebbe per generare «una rendita» a favore dei gruppi di acquisto. La missione evidenzia come l’effetto di tali intermediari sui prezzi pagati dalle farmacie alle industrie sia «molto debole e non giustifichi la remunerazione che percepiscono per questa funzione».
Il rapporto era stato annunciato alla fine dell’estate 2025, nel pieno della crisi legata proprio agli sconti sui generici, con l’obiettivo di «rimettere a posto» l’intera catena distributiva e ridefinire ruoli e compensi degli attori coinvolti. Le conclusioni vanno nella direzione di una revisione profonda del modello attuale: secondo la relazione finale, tra sconti e prestazioni commerciali, i produttori arriverebbero a riconoscere «tra il 35% e il 67% del loro fatturato al netto delle imposte» ai diversi soggetti della filiera, attraverso flussi che restano in larga parte fuori dal perimetro conoscitivo del Ceps.
Per recuperare trasparenza, una prima proposta prevede che «l’insieme delle remises e delle prestazioni commerciali versate lungo tutta la catena del valore sia notificato al Ceps», in modo da consentire all’autorità di riprendere il controllo della politica dei prezzi su generici, ibridi e biosimilari. Si tratterebbe tuttavia di una soluzione transitoria. Nel medio periodo, il rapporto suggerisce un cambiamento più radicale, ispirato al modello ospedaliero: l’istituzione di un sistema di acquisto centralizzato, in cui centrali dedicate acquisiscano per il canale territoriale questi medicinali.
Un’impostazione che richiama, almeno in parte, il ruolo originario dei gruppi di acquisto, ma che ne ridimensionerebbe funzioni e margini. In questo scenario, le farmacie perderebbero una componente rilevante della propria remunerazione, legata proprio agli sconti negoziati con l’industria. Consapevoli di questo effetto, i relatori propongono un meccanismo compensativo basato su «una tariffazione per ricetta, decrescente in funzione del volume di prescrizioni trattate».
Il principio è quello di svincolare la remunerazione della farmacia dal prezzo dei medicinali dispensati, proseguendo un percorso già avviato con l’introduzione degli onorari professionali. Resta tuttavia aperta la questione della configurazione concreta del nuovo modello: se si tratti di un’evoluzione dell’attuale sistema misto o di un passaggio verso forme più marcate di remunerazione a prestazione o a quota capitaria. In ogni caso, osserva il Quotidien du pharmacien, il rapporto fornisce ora una base di lavoro per le future negoziazioni convenzionali.