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Inghilterra, il servizio Pharmacy First fatica a fidelizzare dice ricerca

13 Maggio 2026

A più di due anni dal lancio, Pharmacy First continua a scontare in Inghilterra un problema che rischia di limitarne la diffusione: gran parte della popolazione conosce poco il servizio oppure non ne ha compreso funzioni e ambiti di utilizzo. È quanto emerge da un’indagine citata dalla rivista Chemist&Druggist, secondo la quale il principale ostacolo all’estensione del programma resta proprio la scarsa consapevolezza dei cittadini.

Pharmacy First è il servizio introdotto dal National Health Service inglese all’inizio del 2024 per consentire alle farmacie del territorio di prendere in carico alcune patologie minori senza passaggio preventivo dal medico di medicina generale. Il programma permette ai farmacisti di valutare il paziente e, nei casi previsti dai protocolli clinici, fornire direttamente medicinali soggetti a prescrizione per sette condizioni: otite media acuta, sinusite, mal di gola, punture d’insetto infette, impetigine, herpes zoster e infezioni urinarie non complicate nella donna. L’obiettivo dichiarato dal servizio sanitario britannico è alleggerire la pressione sugli ambulatori dei mmg e accelerare l’accesso alle cure per i disturbi a bassa complessità.

Secondo il rapporto realizzato da Healthwatch nelle aree di Calderdale e Kirklees, nello Yorkshire, il 44% degli intervistati ha dichiarato di non avere mai sentito parlare di Pharmacy First oppure di non sapere per quali problemi di salute il farmacista possa intervenire. Solo il 35% ha riferito di conoscere il servizio e di sapere come funziona, mentre un ulteriore 21% ha spiegato di averne sentito parlare senza però comprenderne davvero contenuti e limiti operativi. L’indagine ha raccolto le opinioni di 228 residenti insieme ai contributi degli operatori delle farmacie coinvolte.

Il deficit informativo appare particolarmente marcato tra i giovani e tra gli uomini. Il 93% dei rispondenti nella fascia 16-24 anni ha detto di non conoscere Pharmacy First, quota che tra gli uomini supera il 59%. Le donne risultano invece più propense a utilizzare il servizio: il 40% riferisce di avervi fatto ricorso almeno una volta contro il 18% degli uomini. Secondo il rapporto, la differenza dipende anche dal fatto che una delle condizioni trattabili dal farmacista riguarda le infezioni urinarie femminili, mentre quelle maschili restano escluse dai protocolli per motivi clinici.

L’indagine segnala inoltre criticità operative già emerse nei mesi scorsi. Tra queste, la difficoltà nell’accesso ai dati clinici dei pazienti, i problemi nei flussi di invio tra medici di famiglia e farmacie, la complessità dei criteri di eleggibilità e le pressioni organizzative sui punti vendita più congestionati. Un farmacista intervistato da Healthwatch osserva che «molti cittadini non sanno che il servizio copre soltanto condizioni limitate», mentre un altro riferisce che gli studi medici «indirizzano alla farmacia anche casi non compresi nel programma», con perdita di tempo e consultazioni che non danno diritto al rimborso previsto dal servizio.

Tra i cittadini che hanno utilizzato Pharmacy First prevalgono invece giudizi positivi. I vantaggi più citati riguardano la rapidità di accesso, la possibilità di evitare la visita dal medico e la chiarezza delle spiegazioni ricevute dal farmacista. Resta però un problema di percezione pubblica: quasi un terzo degli intervistati dichiara di avere utilizzato il servizio direttamente in farmacia ma il 74% non sa che è accessibile anche tramite provider online convenzionati. Alcuni partecipanti alla ricerca segnalano inoltre disagio nel discutere problemi di salute al banco e lamentano l’assenza di spazi riservati adeguati.