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Poche e vaghe le anticipazioni sulla rete delle reti, il progetto da 200mila euro di Federfarma

27 Febbraio 2018

Sarà un modello di aggregazione a geometria variabile, inclusivo, capace di adattarsi alle differenti caratteristiche delle singole farmacie così come alle diverse normative regionali e alle molteplici esigenze degli “stakeholder”, ossia gli erogatori della sanità pubblica e privata. E’ l’identikit della “Rete delle reti” che arriva dagli Stati Generali della farmacia italiana, la convention organizzata ieri a Roma dal sindacato titolari per presentare alla politica le istanze della categoria in vista delle elezioni del 4 marzo. Un identikit ancora molto abbozzato, forse troppo visto che si era promesso di disvelare il nuovo modello entro la metà di gennaio. Invece siamo a fine febbraio e nel sindacato ancora si bisticcia sul nome da dare a questa “super-aggregazione” dei farmacisti: ieri, nell’intervento con cui ha introdotto il tema, il vicepresidente di Federfarma Vittorio Contarina ha recuperato la formula “rete delle reti” che il suo presidente Marco Cossolo aveva rinnegato pochi mesi prima a Catania, in occasione di Pharmevolution 2017: «Io non ho mai parlato di rete delle reti» aveva detto «il nome giusto è rete di protezione. Rete delle reti è un’invenzione dei giornalisti».

Un’invenzione che a Contarina dev’essere piaciuta, visto che ieri l’ha fatta propria. «Per me il nome giusto è rete delle reti» ha detto dal palco «rete di protezione non mi piace, suggerisce l’idea che dobbiamo starcene sulla difensiva quando invece occorre uno strumento propulsivo». Rete delle reti allora? No, perché secondo Erika Mallarini di Focus Management (la società di consulenze che sta lavorando al progetto per conto di Federfarma, compenso circa 200mila euro) il nome sarebbe in realtà un altro: «Neanche rete delle reti è giusto» ha detto a margine della convention «il nome corretto è “Sistema farmacia”».

Le oscillazioni sull’etichetta da dare al modello sono soltanto la punta dell’iceberg. Ben altri, invece, sono i dilemmi che hanno impedito al progetto di fare reali passi avanti da quest’autunno, quando era stato aperto il cantiere sulla “super-aggregazione”. Il più importante riguarda la grandezza delle maglie da dare alla rete: le farmacie del capitale devono stare fuori o dentro? L’aggregazione deve fermarsi alle sole farmacie indipendenti e a quelle inquadrate nelle catene virtuali delle cooperative, oppure può ricomprendere anche quelle del capitale? E quale capitale, soltanto quello dei farmacisti (come Cef e Unico, che hanno già cominciato a comprare farmacie di proprietà) o anche quello di Walgreens, Dr.Max e degli altri che verranno?

Tutte domande cui finora non si è riuscito a dare risposta negli incontri, talvolta infuocati, organizzati sul tema tra Federfarma e società della distribuzione. E così, ieri sono state fornite anticipazioni che anziché chiarire hanno ispessito la cortina di fumo. «La rete delle reti è un progetto senza precedenti» ha detto Contarina dando nuovo sfoggio della sua propensione alle iperboli «è l’occasione perché i farmacisti passino dall’io al noi. E non tutte le farmacie di capitale sono da considerare nemiche».

In attesa di capire chi sono i cow-boy e chi gli indiani, il progetto della rete delle reti se ne deve restare parcheggiato nell’indeterminatezza. E così, le anticipazioni fornite ieri da Mallarini hanno lasciato una parte consistente della platea con l’amaro in bocca. «Sarà un modello a geometria variabile» ha spiegato «su più livelli di affiliazione, in modo da assicurarne l’adattabilità alle diverse tipologie di farmacia presenti sul territorio e alle differenti realtà regionali». In sostanza, ci sarà un livello d’ingresso in cui le farmacie condivideranno standard professionali certificati e un unico sistema informativo, per la raccolta e condivisione dei dati; quindi due livelli successivi di pharmaceutical care, che metteranno in comune servizi di diagnostica di base e di telemedicina, un altro livello ancora in cui le farmacie faranno capo una medesima centrale di acquisto per categorie di prodotto, e infine gli ultimi due gradini: attività di sell-out condivise e infine unica insegna, quella – si suppone – di “Sistema farmacia”.

Come si diceva, le anticipazioni non hanno entusiasmato e sono parse insufficienti. Un po’ poco per un cantiere che ormai sta lavorando da più di sei mesi. E che ancora non ha fatto vedere un solo numero: da quest’autunno sono state lanciate survey tra le cooperative, tra le farmacie e anche tra le Federfarma provinciali e regionali, ma finora non risulta siano stati prodotti report. E a quanto pare, il sondaggio tra i distributori avrebbe pure creato malumori, perché il questionario originale di Focus Management domandava dati sulla situazione finanziaria delle singole farmacie socie che molte cooperative non hanno voluto fornire. L’autorevolezza della società di consulenze non è in dubbio, hanno detto in sintesi, ma se queste informazioni finissero in mano al capitale, le catene le userebbero per mettersi a comprare a colpo sicuro. Risultato, una buona parte dei distributori ha fornito dati soltanto aggregati.

I ritardi del cantiere, intanto, erodono la riserva di pazienza con cui i farmacisti titolari attendono che si alzi il velo sulla rete delle reti. E mentre i vertici della Federazione restano incagliati sui dilemmi del progetto, capitale e grossisti fanno shopping senza fretta ma con passo costante. Dr.Max, la catena ceco-polacca che nell’Europa centro-orientale detiene più di 1.300 farmacie, ha già acquisito in Italia quattro esercizi e conta di accendere la sua insegna entro il prossimo autunno. Walgreens, come riporta il webmagazine Pharmacy Scanner, ha comprato a Milano due farmacie che erano di Essere Benessere e si prepara ad acquisirne altre. Unico spa, società dei farmacisti, è ormai a tre farmacie di proprietà, ad Ancona, Torino e Napoli. Insomma, c’è il rischio che quando la rete delle reti sarà pronta, buona parte dei giochi saranno già fatti.