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Liste d’attesa, survey Homnya: sono un problema per sette farmacisti su dieci

22 Maggio 2026

Per oltre sette farmacisti su dieci le liste d’attesa rappresentano oggi uno dei principali ostacoli all’accesso alle cure. È uno dei dati che emergono dalla survey realizzata dal Marketing Research Team di Homnya su 510 professionisti sanitari, tra medici e farmacisti, per indagare come il problema venga percepito da chi opera quotidianamente sul territorio e nei percorsi assistenziali.

Secondo l’indagine, il 70,9% dei professionisti coinvolti indica le liste d’attesa tra le principali cause dei ritardi nell’accesso ai trattamenti. A incidere, riferiscono gli intervistati, sono soprattutto le difficoltà nell’ottenere visite specialistiche, esami diagnostici e prestazioni territoriali.

Tra i farmacisti emerge una percezione particolarmente marcata del fenomeno. Il 76,6% segnala infatti ritardi superiori ai 30 giorni per almeno un quarto dei pazienti che incontra nella pratica quotidiana. L’indagine evidenzia come siano soprattutto i professionisti più vicini al cittadino – farmacisti territoriali, medici di medicina generale e pediatri – a intercettare con maggiore evidenza le difficoltà di accesso al sistema.

La survey prova anche a misurare la percezione dell’intensità del ritardo. Nel complesso, il 67,4% dei rispondenti dichiara che oltre un quarto dei pazienti supera i 30 giorni tra indicazione clinica e trattamento, mentre il 38,1% ritiene che il problema riguardi almeno la metà dei pazienti. Si tratta, precisa l’analisi, di una valutazione basata sull’esperienza professionale quotidiana e non sulla rilevazione amministrativa dei tempi ufficiali.

Tra le conseguenze più frequentemente osservate dai professionisti compare il crescente ricorso alla sanità privata: il 51,9% indica infatti questa come la principale risposta dei cittadini ai ritardi e alle carenze organizzative del sistema pubblico. Seguono gli accessi evitabili ai servizi di urgenza, segnalati dal 17,3% degli intervistati, e il ritardo nell’avvio delle cure, indicato dal 15,3%. Più contenute le quote relative al peggioramento del quadro clinico e alla perdita di aderenza terapeutica.

L’indagine rileva inoltre come i professionisti abbiano spesso margini limitati di intervento. La risposta più frequente alla domanda sulle strategie adottate davanti al rischio di ritardo è infatti «ho margini di intervento limitati», scelta dal 37,7% dei partecipanti.

Per quanto riguarda i medici, la percezione del problema appare ancora più accentuata nell’ambito della medicina generale e della pediatria di libera scelta. Tra mmg e pls, l’87,1% segnala che almeno un quarto dei pazienti supera i 30 giorni di attesa e il 60% ritiene che il fenomeno coinvolga almeno metà dei propri assistiti.

Differenze emergono anche tra le varie specialità. I medici specialisti tendono a indicare con maggiore frequenza le criticità legate alla diagnostica e alla transizione tra ospedale e territorio, mentre i professionisti che operano più vicino alla domanda iniziale di assistenza mettono soprattutto l’accento sulle difficoltà di accesso alle visite specialistiche. Secondo Alexander Schoenheit, che commenta i risultati della survey, «chi è più vicino alla domanda iniziale del paziente vede prima l’imbuto dell’accesso. Chi opera dentro il percorso specialistico intercetta invece con maggiore evidenza le difficoltà diagnostiche, organizzative e di continuità tra setting».