C’è anche il farmacista, quello del servizio pubblico territoriale, nelle équipe multidisciplinari e multiprofessionali che lavoreranno nelle Case di comunità. Lo indicano le Linee di indirizzo tecniche diffuse nei giorni scorsi da Agenas, che prova a tradurre in organizzazione concreta uno dei cardini della riforma dell’assistenza territoriale prevista dal Pnrr e dal dm 77: mettere attorno allo stesso paziente professionisti diversi, chiamati a operare non più in sequenza ma in modo integrato, condividendo valutazioni, obiettivi e presa in carico.
Le équipe multidisciplinari e multiprofessionali sono, in sostanza, gruppi di lavoro stabili o flessibili costruiti sui bisogni reali della popolazione. Le Linee guida spiegano che ogni Casa di comunità deve poter contare su un nucleo essenziale, definito équipe di base, composto da medico di assistenza primaria o pediatra di libera scelta, infermiere, assistente sociale e personale amministrativo. Attorno a questo nucleo può poi attivarsi un’équipe allargata, a geometria variabile, nella quale entrano di volta in volta specialisti, infermieri di famiglia e comunità, professionisti della riabilitazione, psicologi, dietisti, farmacisti e altre figure necessarie. L’obiettivo è offrire risposte più rapide e coordinate a cronicità, fragilità, bisogni sociosanitari e problemi di salute che il singolo professionista, da solo, fatica a governare.
Il funzionamento immaginato da Agenas parte dall’identificazione del bisogno, che può emergere all’interno della Casa di comunità oppure sul territorio, per arrivare a una valutazione condivisa e alla definizione del percorso assistenziale più appropriato. Le équipe dovranno occuparsi di acuzie minori, presa in carico della cronicità, prevenzione e promozione della salute, assistenza ai pazienti fragili o non autosufficienti.
Per quanto riguarda il farmacista inserito nell’équipe, il documento assegna un ruolo chiaramente clinico-assistenziale. È il referente per l’uso appropriato, sicuro ed efficace dei medicinali; contribuisce alla riconciliazione farmacologica, al controllo dell’aderenza terapeutica e alla prevenzione di interazioni ed eventi avversi. Inoltre svolge attività di counseling verso pazienti e caregiver, favorendo empowerment e corretta gestione delle terapie. Un profilo che richiama soprattutto il farmacista del servizio farmaceutico territoriale o comunque una figura professionale interna ai percorsi del Ssn, più che il farmacista convenzionato operante al banco.
Le Linee di indirizzo, tuttavia, riconoscono anche un ruolo alla farmacia di comunità nella rete territoriale. Tra i punti di intercettazione del bisogno citano infatti «farmacie dei servizi/farmacisti di comunità», definite presìdi di prossimità capaci di rilevare problemi di aderenza, possibili interazioni farmacologiche e fragilità socioeconomiche. Il messaggio è chiaro: se il farmacista pubblico è la figura chiamata a sedere stabilmente dentro l’équipe della Casa di comunità, la farmacia convenzionata resta comunque un sensore avanzato sul territorio, utile per far emergere bisogni e indirizzare il cittadino verso i percorsi di presa in carico più adeguati.
Rilevante anche il ruolo assegnato al medico di medicina generale, che resta il referente clinico principale dell’assistito e titolare del rapporto fiduciario. Al medico spettano valutazione diagnostica, prescrizione, appropriatezza di esami e terapie, gestione delle condizioni acute e presa in carico proattiva di cronicità e fragilità, compresa l’assistenza domiciliare quando necessaria. Nelle Case di comunità il medico dovrà però collocare queste funzioni dentro un modello collaborativo, lavorando in integrazione con infermieri, specialisti, servizi sociali e, appunto, farmacisti.
Il documento di Agenas, in sostanza, prova a definire una nuova grammatica dell’assistenza primaria: meno compartimenti stagni, più lavoro di squadra. Con un confine che per il mondo della farmacia appare già tracciato: il farmacista pubblico nelle équipe interne alle Case di comunità, la farmacia dei servizi come presidio esterno di prossimità e aggancio dei bisogni.