Medici di famiglia e farmacisti sono i principali riferimenti degli italiani nella gestione dei disturbi lievi, indicati rispettivamente dal 48,2 e dal 47,9% dei cittadini. Un ruolo che assume particolare rilievo in un Paese dove il 58% della popolazione adulta presenta competenze sanitarie inadeguate o problematiche, contro una media europea del 46%, e dove cresce il ricorso a internet, social network e intelligenza artificiale per cercare informazioni sulla salute. Sono alcuni dei dati che emergono dallo studio «Il valore dell’automedicazione. Un pilastro per la salute pubblica e l’economia del Paese», realizzato da Teha Group (The European House – Ambrosetti) per Federchimica Assosalute e presentato ieri a Roma.
La ricerca quantifica in quasi 3 miliardi di euro l’anno i benefici economici e organizzativi dell’automedicazione responsabile, che rappresenta il 13,5% dei volumi della farmaceutica territoriale. In particolare, secondo le stime, il ricorso ai medicinali da banco libera una capacità assistenziale equivalente a circa 91 milioni di visite annue dei medici di medicina generale, per un valore di 1,9 miliardi di euro, cui si aggiungono 600 milioni di tempo restituito ai cittadini. Un utilizzo appropriato dell’automedicazione potrebbe inoltre evitare quasi un milione di accessi al pronto soccorso per disturbi di bassa complessità, con un risparmio potenziale di 306 milioni di euro, 281 dei quali a carico del Servizio sanitario nazionale.
«L’automedicazione responsabile non significa lasciare solo il cittadino» ha sottolineato Michele Albero, presidente di Federchimica Assosalute. Per valorizzarne il potenziale, ha spiegato, servono maggiore alfabetizzazione sanitaria, un dialogo più stretto tra farmacisti e medici, anche attraverso la piena operatività del dossier farmaceutico, e procedure più snelle per gli switch, ossia il passaggio dei medicinali dal regime con obbligo di prescrizione a quello senza ricetta.
Proprio su quest’ultimo fronte lo studio evidenzia il ritardo italiano: tra il 2015 e il 2025 sono stati effettuati soltanto sei switch, contro i 15 della Germania e i 26 del Regno Unito. La spesa pro capite per farmaci da banco si ferma a 54,3 euro annui, tra i valori più bassi dei principali Paesi europei. «L’Italia ha ancora ampi margini di crescita» ha osservato Daniela Bianco, responsabile della practice Health & Life Sciences di Teha Group, sottolineando la necessità di sviluppare il comparto con il supporto dei professionisti sanitari.
Sul ruolo della farmacia si sono soffermati anche gli interventi istituzionali. «Automedicazione responsabile, farmacia dei servizi ed educazione sanitaria sono leve concrete per rendere il nostro Servizio sanitario nazionale più sostenibile e vicino ai cittadini» ha dichiarato Emanuele Monti, componente del consiglio di amministrazione dell’Aifa. Per Andrea Mandelli, presidente della Fofi, l’evoluzione delle competenze del farmacista conferma la capacità della professione di rinnovarsi e «contribuire da protagonista al nuovo modello di assistenza territoriale delineato dal dm 77», fondato sull’integrazione tra professionisti sanitari.
Alfredo Procaccini, vicepresidente vicario di Federfarma, ha richiamato invece le difficoltà operative del fascicolo sanitario elettronico: «Il pieno utilizzo presenta ancora alcune criticità legate alle modalità di autorizzazione alla consultazione da parte del paziente», procedure che spesso richiedono l’assistenza degli operatori e assorbono tempo professionale.
Un tema, quello del tempo, ripreso da Alessandro Rossi, presidente della Società italiana dei medici di medicina generale e delle cure primarie (Simg): «L’automedicazione può liberare molte risorse, ma a mio modo di vedere la più importante è il tempo di cura», consentendo al medico di concentrarsi sulle attività cliniche che richiedono effettivamente il suo intervento.